Pupi Avati bacchetta Borgonzoni ai David: «Bisogna fare di più per il cinema»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Mentre saliva sul palco dei David di Donatello per ritirare il premio alla carriera, Pupi Avati, 86 anni e una schiettezza mai sopita, ha trasformato il ringraziamento in un monito alla politica. «Il David è bello, ma non assomiglia al cinema italiano», ha esordito, sottolineando come dietro l’opulenza della cerimonia si nasconda un settore in affanno, sostenuto da piccole società indipendenti che «fanno una fatica pazzesca». Un grido d’allarme lanciato senza giri di parole, con la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni seduta in prima fila, bersaglio implicito delle sue parole.
Avati, che ha evitato di schierarsi politicamente («perderei quel minimo di autorevolezza che la mia età mi garantisce»), ha invece insistito sulla necessità di un approccio bipartisan. «I grandi problemi si risolvono così», ha aggiunto, suggerendo quasi provocatoriamente un dialogo tra Elly Schlein e Giorgia Meloni. «La cosa più bella sarebbe se la segretaria del Pd telefonasse alla premier per parlare con Giorgetti del cinema italiano», ha detto, strizzando l’occhio a una collaborazione che sembra oggi più utopica che mai.
Il regista bolognese, definito da alcuni "leader dell’opposizione per una notte", ha ribadito che il settore è «in codice rosso», un’immagine che le opposizioni hanno subito fatto propria. Schlein e Giuseppe Conte, presenti alla kermesse, hanno raccolto il testimone, trasformando l’appello di Avati in una critica indiretta alla maggioranza. Ma al di là delle strumentalizzazioni, il messaggio resta chiaro: servono interventi concreti, non celebrazioni.




