Raid turco contro il PKK, Ocalan apre alla pace
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Redazione Esteri
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Il pugno di ferro dell'aviazione turca si è abbattuto su una cinquantina di obiettivi nel Kurdistan iracheno e siriano, colpendo le basi dei guerriglieri più radicali del movimento curdo, i miliziani dell'YPG, che in passato hanno combattuto anche l'Isis. Nel mirino delle forze armate turche sono finite infrastrutture militari, energetiche, dell'intelligence e depositi di munizioni. Secondo i bollettini militari di Ankara, il bilancio è di cinquantanove morti, con "siti strategici" martellati come rappresaglia immediata per i cinque morti e i ventidue feriti dell'attentato terroristico avvenuto due giorni fa alla sede dell'azienda aerospaziale Tusas di Kahramanzakan, a nord-ovest della capitale turca.
L'attacco, rivendicato dal gruppo separatista curdo PKK, ha provocato momenti di grande paura per i dipendenti di Leonardo, che si trovavano nell'area sotto attacco. Un ingegnere residente ad Ankara da due anni ha raccontato di essere stato avvisato da un collega dell'azione terroristica in corso presso l'azienda aerospaziale turca. Il bilancio dell'attentato è di cinque morti e ventidue feriti, alcuni dei quali in condizioni molto gravi.
In risposta all'attentato, le forze di sicurezza turche hanno lanciato un raid contro le basi del PKK nel nord dell'Iraq e della Siria, distruggendo quarantasette obiettivi. Il nome di Abdullah Ocalan, fondatore del PKK, riecheggia nei palazzi del potere di Ankara, il giorno dopo l'attentato con cui due membri del gruppo terroristico hanno ucciso cinque persone nell'assalto all'azienda aerospaziale Tai, fiore all'occhiello del presidente Recep Tayyip Erdogan.
Ocalan, in un'apertura inaspettata, ha dichiarato che la lotta armata potrebbe finire, aprendo così un inedito scenario politico.




