Santa Maria, il rogo riparte: due Canadair in azione a La Maddalena
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Redazione Interno
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Il vento di maestrale continua a soffiare sull'arcipelago di La Maddalena e il fuoco, che si pensava di aver domato, è tornato a divampare. Dalle prime luci dell'alba di venerdì 11 settembre, il Corpo Forestale aveva avviato le operazioni di bonifica sull'isola di Santa Maria, supportato dall'elicottero Superpuma decollato dalla base di Fenosu e da due elicotteri leggeri partiti da Anela e Farcana.
Un lavoro certosino, quello delle squadre a terra, per individuare e spegnere i focolai ancora attivi sotto la cenere, quei tizzoni incandescenti che il sindaco Fabio Lai ha descritto come la principale minaccia nelle ore successive.
Il ritorno delle fiamme e l'intervento dei mezzi aerei
Ma la tregua è durata poco. Nelle ore successive, complici le raffiche di vento che continuano a spirare sulla zona, le fiamme sono tornate a divampare, costringendo la centrale operativa della protezione civile regionale a richiedere l'invio di due Canadair, decollati dalla base di Olbia per tentare di arginare il fronte del fuoco.
Non è la prima volta che il rogo sull'isolotto, situato proprio accanto a Spargi, mette in difficoltà i soccorritori: già nella giornata di giovedì 10 settembre, l'incendio aveva impegnato un imponente dispiegamento di forze, tra cui due Canadair, un Super Puma e un elicottero leggero del Corpo Forestale.
Le operazioni erano state particolarmente complesse fin dall'inizio a causa della conformazione del territorio, un'area estremamente impervia e priva di collegamenti stradali, che aveva reso necessario lo sbarco via mare di una squadra dei Vigili del fuoco, trasportata a ridosso dell'area interessata da una motovedetta della Guardia Costiera.
L'appello del Parco e la stima dei danni
Il Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena, con un avviso pubblicato l'11 settembre, ha rivolto un appello agli operatori a mare e ai diportisti affinché non si avvicinino a Santa Maria, per non intralciare le attività in corso. Una richiesta dettata dalla necessità di lasciare spazio operativo ai mezzi impegnati nello spegnimento e nella bonifica. Il sindaco Lai, che sta coordinando le operazioni di protezione civile sul posto, ha spiegato che solo dopo aver avuto la certezza di aver spento ogni focolaio sarà possibile fare una stima dei danni ambientali.
Nel frattempo, le prime indicazioni parlano di circa cinque ettari di macchia mediterranea divorati dalle fiamme, un bilancio provvisorio che riguarda un ecosistema fragile e privo di vie di comunicazione stradali. La zona non è molto antropizzata, ma sono presenti alcune abitazioni.
Le indagini sulle cause
Sulle cause del rogo sono in corso accertamenti da parte degli investigatori del Corpo Forestale, coordinati dal direttore dell'ispettorato di Tempio, Giannicola Zuccarelli. Secondo quanto trapelato, le fiamme potrebbero essere divampate in prossimità di alcuni immobili e non si esclude che all'origine vi sia un comportamento imprudente da parte di qualcuno presente nella zona. Al momento non sono stati segnalati danni agli edifici, sebbene alcune persone abbiano volontariamente lasciato le proprie case, che non sono state raggiunte dal fuoco.
Il sindaco Lai, nel frattempo, ha requisito alcuni mezzi privati su cui sono saliti i barracelli e i volontari della protezione civile, mentre da Palau sono state inviate motovedette di Guardia Costiera, Carabinieri, Guardia di Finanza e Forestale, pronte a intervenire in caso di eventuali evacuazioni.
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