Mps, la terna per l’ad tra valutazioni interne e rilievi della Bce: il dossier del cda

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La macchina per il rinnovo dei vertici di Banca Monte dei Paschi di Siena procede tra documenti pubblici e interlocuzioni riservate con Francoforte, in un contesto, quello della vigilanza unica, che richiede iter trasparenti e profili valutati con lente severa. Dopo le comunicazioni ricevute dalla Banca Centrale Europea, l’istituto senese ha messo a disposizione del pubblico un dossier imponente, oltre cinquecento pagine che ricostruiscono nel dettaglio l’intero percorso che ha condotto alla definizione della lista per il consiglio di amministrazione. Un fascicolo, questo, che non solo elenca i nomi ma ne motiva le scelte, tracciando un quadro analitico delle competenze e dei curricula dei tre candidati individuati per il ruolo di amministratore delegato, vale a dire Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi, ciascuno dei quali porta in dote un’esperienza professionale strutturata su percorsi differenti.

Ad emergere dalla sa documentazione è una procedura, quella seguita dal board uscente, che ha cercato di recepire le indicazioni giunte dalla vigilanza nel corso delle interlocuzioni, assicurando al contempo un livello di tracciabilità considerato adeguato e che ha visto il coinvolgimento, stando a quanto si legge in una nota diffusa dalla banca, della funzione di revisione interna e del collegio sindacale. Per ciascuno dei professionisti presi in esame è stata redatta una scheda di valutazione che, attraverso una matrice articolata su tre livelli — “molto approfondito”, “approfondito” e “di base” —, misura la preparazione in quindici ambiti ritenuti strategici per la governance di un gruppo bancario complesso come quello che, con l’integrazione di Mediobanca, si troverà a gestire patrimoni e sinergie di dimensioni ampliate.

L’analisi comparata dei candidati: griglie di valutazione e dichiarazioni di indipendenza

Tra i tre nomi spicca, per la singolarità della valutazione ricevuta, quello di Fabrizio Palermo, attuale amministratore delegato di Acea e figura che vanta un solido percorso in Cassa Depositi e Prestiti, dove ha ricoperto il ruolo di CFO e successivamente di CEO, oltre a esperienze in Fincantieri e nei colossi della consulenza internazionale come Morgan Stanley e McKinsey. Nella dichiarazione allegata alla candidatura, il manager perugino attesta il possesso dei requisiti di professionalità, onorabilità e correttezza, specificando l’assenza di cause di ineleggibilità, ma l’elemento che ha attirato l’attenzione degli analisti è la matrice delle competenze: in tutti i quindici ambiti esaminati, dalla gestione dei rischi alla finanza strutturata, a Palermo viene attribuito il grado “molto approfondito”, senza alcuna voce valutata a livelli inferiori. Un punteggio pieno che, se da un lato certifica la fiducia del board nelle sue capacità, dall’altro ha inevitabilmente sollevato l’interesse della Vigilanza, chiamata a esprimersi sulla cosiddetta “rilevante esperienza bancaria” del candidato, tenuto conto che la sua carriera, per quanto di altissimo profilo, non si è svolta all’interno di un istituto di credito vigilato.

Diverso il profilo di Corrado Passera, la cui carriera attraversa come un fiume in piena la storia recente della finanza e dell’industria italiana: da McKinsey alla guida di Poste Italiane, dal vertice di Intesa Sanpaolo alla fondazione di illimity, senza dimenticare l’esperienza politica come ministro della Repubblica. La sua scheda di valutazione, riportata nel dossier, gli attribuisce il massimo del punteggio in quattordici dei quindici settori considerati, con una sola eccezione, quella relativa ai “mercati e prodotti assicurativi e relativa regolamentazione”, dove il giudizio si ferma al livello “approfondito”. Analoga la valutazione riservata a Carlo Vivaldi, banchiere di lungo corso cresciuto in Unicredit, dove in trent’anni di carriera ha ricoperto ruoli che vanno dal cassiere fino alla guida della divisione CEE, con responsabilità su undici paesi: anche per lui la matrice registra un “molto approfondito” quasi ovunque, con l’unica eccezione, ancora una volta, del comparto assicurativo, dove la competenza è indicata come “approfondita”.

I rilievi di Francoforte e la procedura seguita per la lista

Proprio questa sostanziale sovrapponibilità dei giudizi, unita alla peculiarità del curriculum di Palermo, ha acceso un faro da parte della Bce, che nelle due lettere recapitate al cda — la prima mercoledì 4 marzo, la seconda a distanza di appena due giorni — ha sollevato rilievi puntuali e richiesto chiarimenti. L’attenzione di Francoforte, spiegano le cronache, si concentra non solo sulla conformità dei singoli profili ma anche sull’indipendenza di giudizio che i futuri amministratori dovranno garantire, un aspetto, questo, che diventa dirimente in un consiglio destinato a confrontarsi con operazioni complesse come la fusione con Mediobanca e il successivo delisting. La banca, dal canto suo, ha risposto pubblicando l’intera documentazione, a riprova della correttezza formale di un iter che ha visto il board lavorare a stretto contatto con il presidente Nicola Maione e con l’advisor Korn Ferry per la definizione della long list.

Parallelamente al capitolo nomine, prosegue il lavoro per portare a termine l’integrazione con Piazzetta Cuccia, un’operazione che dovrebbe compiersi martedì con la fusione e il conseguente delisting di Mediobanca, e che ha imposto al consiglio di rivedere al rialzo i compensi per il prossimo triennio. Un adeguamento, questo, motivato ufficialmente “tenuto conto della dimensione e rilevanza che ha assunto il gruppo Montepaschi con l’integrazione di Mediobanca e le società da quest’ultima controllate, nonché dalle evidenze di benchmarking retributivo relative ai compensi riconosciuti agli organi societari dei principali gruppi bancari italiani”. In vista dell’assemblea del 15 aprile, chiamata a rinnovare gli organi societari, la proposta retributiva per il triennio 2026-2028 è già stata depositata: al presidente sono destinati 830mila euro lordi l’anno, cifra che include anche la remunerazione come membro del cda, mentre per i consiglieri la cifra è fissata a 120mila euro; il presidente del collegio sindacale percepirà 190mila euro e i sindaci effettivi 140mila euro.

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