Ternana, il risiko della cessione e l’onta del fallimento: «Gestione dissennata»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La lunga notte della Ternana, quella che doveva rappresentare un passaggio storico per il club più antico dell’Umbria centrale, si prepara a trasformarsi in una diretta tv senza copione. Da stasera, a partire dalle 19.30 e fino a mezzanotte, la Bct di piazza della Repubblica a Terni ospiterà una “Maratona Ternana” – così è stata battezzata – che per la prima volta in cent’anni di vita della società affida a telecamere e streaming il racconto di un’agonia sportiva e finanziaria. L’evento, voluto per seguire le sorti delle Fere in questa fase decisiva, vedrà alternarsi testate giornalistiche locali, rappresentanti delle istituzioni, calciatori ed ex calciatori. Nessuno, tuttavia, potrà raccontare il lieto fine che molti attendevano.

E proprio mentre l’asta fallimentare scivola verso un epilogo che appare ormai scontato, emergono dettagli inquietanti su ciò che poteva essere e non è stato. «Poteva essere l’alba della nuova Ternana – ha dichiarato Massimo Sarandrea, advisor di fiducia dell’imprenditore italo-svizzero Fabio Splendori – invece è crollato tutto a un centimetro». Sarandrea, che segue da tempo un’operazione da 150 milioni di fatturato potenziale, non si limita a descrivere il flop: accusa senza mezzi termini la «gestione dissennata di Rizzo e di alcuni procuratori», ritenuti responsabili del fallimento del club. Parole pesanti, quelle dell’advisor, che spostano l’asse della narrazione dalla semplice trattativa fallita a un vero e proprio atto d’accusa sulle gestioni passate.

Debiti, riunioni romane e un muro difficile da scavalcare

Le cronache dell’ultima settimana raccontano di un pressing incessante, conclusosi però con un nulla di fatto. A Roma si è svolto un incontro cruciale tra un imprenditore italiano residente in Svizzera (lo stesso Splendori, per il quale Sarandrea agisce), l’advisor romano, Giuseppe Mangiarano – direttore generale della Ternana nonché amministratore unico di Stadium SpA – e Stefano Bandecchi, nella doppia veste di sindaco di Terni e di imprenditore. La riunione, che aveva aperto con un cauto ottimismo, si è invece risolta in un sostanziale stallo. «Si naviga a vista», riassumono fonti vicine alla trattativa, dove la pesante situazione debitoria del club continua a rappresentare una sorta di muro contro cui si infrangono anche le ipotesi più serie.

Fumata nera e acquirenti in fila: ma manca la svolta

Sarebbero due, forse tre i soggetti imprenditoriali ancora in corsa per rilevare il ramo sportivo della Ternana Calcio. Eppure l’entità dei debiti – mai dichiarata ufficialmente nei dettagli ma definita da più parti come “molto pesante” – frena qualsiasi accelerazione. La giornata di ieri, segnata dall’ennesimo incontro romano, non ha portato l’auspicata svolta: l’imprenditore italo-svizzero, l’advisor e lo stesso Bandecchi hanno preso atto che i numeri non tornano ancora. E così, mentre la maratona in tv cercherà di riempire il vuoto di notizie certe, il destino del club rossoverde rimane appeso a un filo che nessuno, per ora, riesce a tagliare.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.