Odessa e Mykolaiv sotto le bombe, mentre l'Ue rende permanente il blocco degli asset russi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notte ha portato con sé, ancora una volta, il rombo sinistro dei droni e l’esplosione dei missieri sulle città dell’Ucraina meridionale, dove Odessa è stata colpita da un attacco massiccio che, secondo le testimonianze dei residenti, ha lasciato gran parte della città nell’oscurità e nel freddo a causa di un vasto blackout elettrico. Le immagini, catturate dall’inviato Roberto Bongiorni, mostrano una scena di distruzione silenziosa, fatta di strade buie e di un’atmosfera tesa, mentre i soccorsi si muovevano tra le macerie con la cautela imposta dalla continua minaccia. Poche ore dopo, un altro centro urbano strategicamente cruciale, Mykolaiv, è stato oggetto di un bombardamento che ha causato il ferimento di almeno cinque persone, costringendo i vigili del fuoco a intervenire per domare le fiamme e a evacuare gli abitanti dalle strutture pericolanti, in un’operazione resa ancor più delicata dalla precarietà delle condizioni.

L’offensiva aerea russa e la risposta di Kiev

Il presidente Volodymyr Zelensky, nel fare un bilancio di quelle ore di terrore, ha dichiarato che la Russia ha scagliato sull’intero territorio nazionale ucraino, nel corso della sola notte, un numero impressionante di ordigni: oltre quattrocentocinquanta droni, accompagnati da una trentina di missieri, a segnare un’intensificazione della campagna di bombardamenti che mira a fiaccare le infrastrutture energetiche e il morale della popolazione. Questa escalation, che alcuni analisti legano a dinamiche tattiche del conflitto, si inserisce in un quadro bellico più ampio, dove la guerra di logoramento prosegue senza che si intravvedano, all’orizzonte, spiragli di pace immediati. Mosca, del resto, ha ripetutamente condizionato qualsiasi cessazione delle ostilità al ritiro delle forze ucraine dal Donbass, una pretesa che Kiev considera inaccettabile e che costituisce uno dei nodi irrisolti di un negoziato per il momento del tutto bloccato.

La mossa dell’Unione europea e il congelamento sine die

Parallelamente agli eventi sul campo, a Bruxelles i Ventisette Paesi membri dell’Unione europea hanno compiuto un passo significativo sul fronte delle sanzioni economiche, rendendo permanente il blocco degli asset russi congelati all’indomani dell’invasione. La decisione formale, adottata con venticinque voti a favore e due contrari dal Coreper – l’organismo che riunisce gli ambasciatori dei paesi membri –, fa seguito a un intenso lavoro diplomatico e all’utilizzo dell’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Ue, strumento giuridico che consente di agire in situazioni di emergenza. Si tratta di una misura che, di fatto, trasforma in sequestro a tempo indeterminato il congelamento temporaneo dei beni, privando Mosca di ingenti risorse finanziarie e mandando un segnale politico di lunga durata, indipendentemente dagli sviluppi del conflitto.

La diplomazia in movimento e il ruolo degli Stati Uniti

In questo contesto di crescente pressione militare e di irrigidimento delle contromisure economiche, acquisisce particolare rilievo la missione diplomatica condotta dall’inviato statunitense Witkoff, il quale, come riportato dal Wall Street Journal, incontrerà nel fine settimana a Berlino sia i leader europei che il presidente Zelensky. La visita, voluta personalmente dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sottolinea l’accelerazione impressa dalla Casa Bianca agli sforzi per comporre le divergenze tra Washington e Kiev sui termini di un eventuale accordo di pace, spingendo affinché si giunga a una chiusura del conflitto entro la fine dell’anno. Gli osservatori notano come questa mossa indichi una volontà di ridurre le distanze tra le parti, sebbene le posizioni di partenza rimangano estremamente lontane e il percorso negoziale sia ancora tutto da scrivere, mentre sulle città ucraine continuano a cadere le bombe.

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