Ucraina, il doppio fronte della corruzione tra guerra e riforme
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Redazione Esteri
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Mentre i carri armati russi avanzano nel Donbass, a Kiev si combatte un’altra battaglia, meno visibile ma ugualmente cruciale: quella contro la corruzione, un male endemico che rischia di minare la credibilità internazionale del paese. Al centro del ciclone c’è il NABU, l’Ufficio Anticorruzione, e in particolare la sua unità segreta D-2, incaricata delle indagini più delicate. Se da un lato l’agenzia dovrebbe rappresentare il baluardo della trasparenza, dall’altro è sempre più spesso associata a ombre, sospetti e strumentalizzazioni politiche.
Proprio in queste settimane, il presidente Volodymyr Zelensky ha tentato una retromarcia sulla controversa legge 12414, approvata dalla Rada e poi criticata dall’Occidente, che di fatto privava il NABU e la Procura specializzata anticorruzione (SAPO) della loro autonomia, sottoponendole al controllo diretto della presidenza. Una mossa che, secondo gli osservatori, rischia di compromettere il sostegno di Stati Uniti e Unione Europea, già impegnati a bilanciare aiuti militari e pressioni per riforme strutturali.
Intanto, l’ex ministro degli Esteri Dmytro Kuleba – presente a Cortina d’Ampezzo per discutere del suo libro The War for Reality – ha ribadito l’importanza di combattere le “illusioni della pace” senza cedere a compromessi con Mosca. Diplomatico di lungo corso, cresciuto nell’ombra di Cernobyl, Kuleba incarna la voce di un’Ucraina che cerca di conciliare resistenza militare e legittimazione democratica, ma che fatica a liberarsi delle proprie contraddizioni.
La questione della corruzione, del resto, non è solo un problema interno: è un nodo strategico. Se Kiev vuole mantenere l’appoggio occidentale, deve dimostrare di poter vincere non solo sul campo, ma anche nelle aule dei tribunali e nei meandri del potere. Le recenti inchieste giudiziarie, alcune delle quali hanno coinvolto esponenti di governo, mostrano un sistema ancora permeabile a lobby e interessi opachi. E mentre Trump riconferma la sua linea di sostegno all’Ucraina, seppur con toni spesso ambigui, l’Europa osserva con attenzione, consapevole che senza un’effettiva lotta alla corruzione, ogni aiuto rischia di disperdersi nel vuoto.




