Ucraina, il regolamento di conti sulla corruzione e le ombre del potere
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Redazione Esteri
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Nel cuore di Kiev, dove la guerra non si combatte solo al fronte ma anche tra le stanze del potere, un nuovo scandalo rischia di squarciare il velo sulle contraddizioni di un sistema in bilico. Al centro c’è la divisione D-2 del NABU, l’Ufficio Anticorruzione, formalmente incaricata delle indagini più delicate ma ormai simbolo di un paese stretto tra l’invasione russa e le logiche opache della politica interna. Se da un lato il governo di Volodymyr Zelensky cerca di dimostrare trasparenza agli alleati occidentali, dall’altro le recenti mosse legislative – prima approvate e poi rimesse in discussione – hanno sollevato dubbi sull’effettiva indipendenza degli organismi di controllo.
Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, ha sottolineato il rischio di un deterioramento del sostegno internazionale: "Con un’improvvisa capriola, Zelensky vuole fare marcia indietro sulla legge che limitava l’autonomia degli enti anticorruzione". Una svolta che, se da un lato potrebbe essere letta come un tentativo di mediazione, dall’altro alimenta sospetti sulle pressioni esterne o interne che hanno portato a un cambio di rotta. Il timore è che, senza un chiaro impegno contro la corruzione, gli aiuti militari ed economici da Stati Uniti e Unione Europea possano subire contraccolpi.
Intanto, l’ex ministro degli Esteri Dmytro Kuleba – protagonista a Cortina d’Ampezzo dell’incontro "Le illusioni della pace" – ha ribadito la necessità di difendere la sovranità ucraina senza cedere a facili compromessi. Cresciuto nell’ombra di Černobyl’, Kuleba ha portato la sua esperienza diplomatica nel dibattito, insistendo su una pace che non sia sinonimo di resa. Il suo libro, "The War for Reality", diventa così un manifesto per un paese che lotta tanto contro il nemico esterno quanto contro i propri fantasmi.




