Zelensky sotto pressione per la legge anticorruzione, mentre Ue e proteste chiedono chiarezza
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Redazione Esteri
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Per la prima volta dall’inizio della guerra, il sostegno quasi incondizionato che l’Ue ha garantito all’Ucraina mostra crepe. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha chiesto spiegazioni a Volodymyr Zelensky riguardo al «rispetto dello stato di diritto» e alla «lotta alla corruzione», principi fondamentali per Bruxelles. Il colloquio, definito tutt’altro che amichevole, arriva dopo l’approvazione di una legge che modifica il funzionamento degli organismi anticorruzione, suscitando preoccupazioni sia in Europa che tra i cittadini ucraini.
Il parlamento di Kiev, su impulso del partito di Zelensky, Servitore del popolo, ha votato a larga maggioranza (263 sì, 13 no e 13 astenuti) una riforma che rafforza il controllo politico sul Nabu (Ufficio nazionale anticorruzione) e sul Sapo (Procuratura specializzata anticorruzione), istituiti tra il 2014 e il 2015 per garantire indagini autonome dal governo. Zelensky, che da settimane accusa queste agenzie di essere infiltrate da agenti russi, ha spinto per un maggiore scrutinio, ma la mossa è stata interpretata da molti come un tentativo di indebolire strumenti chiave per la trasparenza.
A Kiev, migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la decisione, accusando il governo di minare la lotta alla corruzione in un momento già critico a causa del conflitto. Le manifestazioni, che si protraggono da giorni, riflettono un malcontento crescente verso un esecutivo che, in assenza di elezioni da sei anni, appare sempre più distante dalle richieste della società civile.
La tensione si inserisce in un contesto internazionale delicato. Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, non ha dimenticato il rifiuto di Zelensky nel 2019 di aprire un’indagine su Hunter Biden, figlio del suo allora rivale Joe Biden, in cambio di aiuti militari. Quel diniego, che all’epoca alimentò lo scontro tra Washington e Kiev, potrebbe ora ripercuotersi sulle relazioni bilaterali, già messe alla prova dalle recenti polemiche.
Intanto, attivisti e osservatori denunciano il rischio di un arretramento nella lotta alla corruzione, un tema cruciale per l’Ucraina, che deve garantire trasparenza per accedere ai fondi Ue e mantenere il sostegno occidentale. Tetiana Shevchuk, del Centro AntAC, pur riconoscendo l’importanza delle proteste, sottolinea il paradosso di dover contestare il governo in piena guerra: «Siamo orgogliosi della mobilitazione, ma è amaro che sia necessaria in un momento così pericoloso».




