Libano, l’Unicef: undici bambini uccisi o feriti ogni giorno. I raid israeliani si intensificano
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Redazione Esteri
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La tregua, fragile e violata, non ha fermato la carneficina. Mentre i razzi di Hezbollah continuano a cadere nel nord della Galilea – costringendo le autorità israeliane a chiudere le scuole a Nahariya e Kiryat Shmona – è nel sud del Libano che si consuma la strage quotidiana dei più vulnerabili.
L’Unicef ha lanciato l’allarme da Ginevra: nella sola ultima settimana, una media di undici bambini al giorno sono stati uccisi o feriti nel Paese dei cedri. ilsole24ore +3
Il portavoce dell’agenzia, Ricardo Pires, ha parlato di un bilancio “sconcertante”, sottolineando come la stragrande maggioranza di questi piccoli sia stata colpita dai raid aerei nel sud. Si tratta di 77 minori in sette giorni, di cui 15 morti, mentre altri 212 sono rimasti feriti dalla metà di aprile a oggi.
Numeri che raccontano, meglio di qualsiasi parola, il fallimento degli sforzi diplomatici e la brutalità di una guerra che non risparmia nulla. bresciaoggi +3
La “terra bruciata” secondo Netanyahu e la controffensiva di Hezbollah
L’escalation, in realtà, non ha mai avuto una vera pausa.
Se da un lato Benjamin Netanyahu ha dichiarato l’area a sud del fiume Zahrani – una quarantina di chilometri dal confine – come “zona di combattimento”, ordinando l’evacuazione di decine di villaggi e di intere città come Tiro e Nabatieh, dall’altro Hezbollah ha risposto lanciando più di cento razzi e droni verso i centri urbani di Karmiel e Nahariya.
È una guerra di logoramento che si consuma sulle spalle dei civili. vaticannews +3
Le forze di terra israeliane, secondo quanto riportato dai media regionali, stanno avanzando oltre il Litani, mentre l’aviazione non risparmia colpi neppure sull’est del paese, dove è stato preso di mira persino il bacino idrico di Qaraoun.
I residenti del sud, seguiti a decine di migliaia, sono costretti a fuggire verso nord, spesso lasciando dietro di sé non solo le proprie abitazioni, ma anche una memoria storica fatta di siti archeologici e monumenti millenari, oggi ridotti in macerie dagli ordigni. vaticannews +3
Il premier Salam accusa: “Distruzione totale e tentativo di sradicamento”
Di fronte a questa offensiva, il premier libanese Nawaf Salam ha usato parole durissime in un discorso televisivo, definendo l’operazione israeliana “un tentativo di sradicare la memoria della terra e cancellare la storia del suo popolo”.
Il capo del governo, che ha incontrato il presidente Joseph Aoun per discutere degli sviluppi, ha denunciato quella che considera una “politica di distruzione totale”, sottolineando come Tel Aviv non otterrà sicurezza e stabilità attraverso la strategia della terra bruciata. sky +3
Le sue dichiarazioni, che arrivano mentre l’esercito israeliano emette nuovi ordini di sfollamento per tredici villaggi, trovano conferma nei numeri forniti dal ministero della Salute libanese: dal 2 marzo, i morti accertati sono più di 3.370 e i feriti hanno superato quota 10.000. Un flusso di sangue che, nonostante i negoziati in corso a Washington tra delegazioni militari, non accenna a diminuire. repubblica +3
Tregua inesistente e il conto salato dei più piccoli
L’illusione del cessate il fuoco, annunciato a metà aprile, si è infratta contro i continui raid e le rappresaglie con i razzi. E mentre i militari israeliani giustificano le operazioni con la necessità di neutralizzare le infrastrutture di Hezbollah, l’impatto umanitario raggiunge livelli inaccettabili.
I dati diffusi dall’Unicef non lasciano spazio a interpretazioni: 55 bambini sono stati uccisi e 212 feriti da quando la tregua sarebbe dovuta entrare in vigore. Solo giovedì scorso, in una singola giornata, sette minori hanno perso la vita e altri trenta sono rimasti feriti. ilsole24ore +3
L’appello dell’agenzia Onu è chiaro: chiede il rispetto del diritto internazionale umanitario, che impone la protezione dei civili e delle infrastrutture, e reclama un accesso sicuro e immediato per portare aiuti umanitari nelle aree più colpite.
Ma sul campo, dove le sirene anti-aereo risuonano da un capo all’altro del confine, la realtà è fatta di macerie, ospedali al collasso e una popolazione, quella libanese, stremata da decenni di crisi, che si trova ancora una volta a fare i conti con l’orrore della guerra. tv2000 +3




