Gaza, l’Unicef denuncia 18.000 bambini uccisi in 22 mesi: «Sono pelle e ossa»
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Redazione Esteri
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Diciottomila morti in meno di due anni, una media di 28 al giorno: l’equivalente di un’intera classe scolastica cancellata ogni ventiquattr’ore. Sono i numeri, agghiaccianti e privi di retorica, che l’Unicef ha diffuso nel suo ultimo rapporto, fotografando una strage che non accenna a fermarsi. Dal 7 ottobre 2023, quando iniziò l’escalation dopo l’attacco di Hamas, i bambini uccisi sotto le bombe israeliane hanno superato quella soglia, mentre oltre 320.000 minori soffrono di malnutrizione acuta, ridotti a «pelle e ossa», come ha sottolineato Ted Chaiban, vicedirettore dell’agenzia Onu.
I raid dell’esercito israeliano, i missili ad alto potenziale, i droni che colpiscono senza preavviso hanno trasformato la Striscia in un cimitero a cielo aperto. Solo nelle ultime ore, un attacco aereo su Al-Zawayda ha ucciso una famiglia intera: tre bambini, i genitori, annientati mentre dormivano nella loro casa. Pochi chilometri più a sud, nel distretto industriale di Khan Yunis, un’altra esplosione ha centrato una tenda in un campo profughi, seppellendo una madre e le sue due figlie. Scene che si ripetono da mesi, mentre il blocco degli aiuti umanitari — in vigore da giugno — aggrava una crisi già fuori controllo.
«Ho visto sofferenza e fame ovunque», ha raccontato Chaiban al ritorno da una missione di cinque giorni tra Gaza, Cisgiordania e Israele. I sopravvissuti, molti dei quali orfani, mostrano i segni di un trauma indelebile: «Hanno perso tutto, vivono nella paura, senza cibo né cure». Le parole dell’Unicef riecheggiano come un monito, ma i numeri parlano da soli. Se 28 bambini muoiono ogni giorno, il conflitto — ormai entrato nel suo ventiduesimo mese — non è solo una guerra tra eserciti. È una mattanza che colpisce chi non ha voce.




