Crans-Montana, i Moretti allo staff: "Non vogliamo scaricare colpe su di voi"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In una lettera di due pagine, visionata dalla testata francese FranceInfo, i proprietari del Constellation di Crans-Montana si sono rivolti direttamente ai loro dipendenti. Jacques e Jessica Moretti, che fino ad ora non avevano rilasciato dichiarazioni pubbliche a seguito dell'incendio che il primo gennaio ha provocato la morte di 41 persone nel locale notturno, hanno scelto questa via per interrompere, seppur temporaneamente, il silenzio al quale si sentono costretti dalle indagini in corso. Nel testo, firmato semplicemente "Jessica e Jacques", i due sottolineano di essere stati impossibilitati a esprimere il proprio cordoglio nel modo in cui avrebbero desiderato, a causa delle procedure giudiziarie che li vedono coinvolti, sebbene non venga specificata la natura giuridica di questo coinvolgimento.

La presa di responsabilità e il senso di protezione

"Eravate nostri protetti e lo siete ancora", è una delle frasi centrali della missiva, che delinea un rapporto di tutela e responsabilità verso chi lavorava per loro. I gestori affermano con decisione di volersi assumere la responsabilità degli eventi, senza tentare in alcun modo di trasferirla sulle spalle del personale. Questa assunzione di carico, per quanto morale in questa sede, si accompagna alla dichiarazione di non aver mai potuto prevedere una simile tragedia, un passaggio che, pur nel tono di scuse, cerca di circoscrivere il perimetro della colpa soggettiva. Alcuni di essi, d'altronde, si sentono legati alla squadra da uno stesso destino, un vincolo nato dalla condivisione di un lavoro e ora stravolto dal lutto.

Le reazioni alle accuse di fuga e la situazione giudiziaria

La comunicazione affronta anche, sebbene in modo indiretto, le voci che hanno circolato nei giorni successivi alla sciagura. "Non è vero che siamo fuggiti con la cassa", scrivono i Moretti, smentendo così una delle dicerie più insistenti che li ha riguardati dopo l'incendio. Tale precisazione appare necessaria per tentare di ridare una parvenza di trasparenza alla loro posizione, spesso descritta nei media come defilata o addirittura in fuga. La lettera, tuttavia, non entra nel merito delle indagini della magistratura, limitandosi a confermare che i sospetti di collusione mossi nei loro confronti hanno imposto l'interruzione di ogni contatto, una misura cautelare che ha di fatto isolato i proprietari dal resto dello staff del locale.

Un dovere morale oltre le restrizioni legali

L'intento principale del documento sembra essere, al di là delle necessarie smentite, quello di stabilire un ponte di comunicazione umana con i dipendenti, considerati parte di una stessa comunità ferita. "È nostro dovere alleviare il vostro dolore", affermano, riconoscendo implicitamente la sofferenza di chi, oltre ad aver perso colleghi e clienti in una notte di festa, si trova ora senza lavoro e in un limbo di attesa. La promessa di non abbandonarli suona come un impegno per un futuro ancora tutto da definire, ma che cerca di andare oltre le strette maglie della procedura penale, nella quale i fatti di quella sera verranno analizzati con ben altro rigore.

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