L’omicidio di Mario Ruoso, il patron di TelePordenone, e la confessione di Loriano Bedin: un delitto annunciato da un rogo e da un dissidio economico
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Redazione Interno
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Non c’è angolo del Friuli Venezia Giulia dove un segnale radio o televisivo non porti, in qualche modo, l’impronta invisibile di Loriano Bedin, eppure mercoledì mattina quell’impronta si è macchiata di sangue. L’uomo che per decenni era stato considerato l’architetto silenzioso dell’etere, colui che aveva progettato ponti radio e gestito la transizione al digitale per TelePordenone, è ora il custode di un segreto mostruoso: aver ucciso a sprangate Mario Ruoso, l’imprenditore di 87 anni che lo aveva assunto nei primi anni Ottanta e con il quale aveva condiviso non solo successi professionali, ma anche una lunga consuetudine umana. La svolta nelle indagini, coordinate dalla Procura di Pordenone con il procuratore Pietro Montrone e il sostituto Federica Urban, è arrivata nella notte tra mercoledì e giovedì, quando gli agenti della Squadra Mobile, guidati dal dirigente Giusy Valenti, hanno prelevato Bedin dalla sua abitazione di Tiezzo, una frazione di Azzano Decimo, per sottoporlo a un interrogatorio che si è protratto per ore. Al termine, dinanzi all’evidenza delle immagini delle telecamere di sorveglianza — quelle che lo inquadravano mentre, alle 7.30 del mattino, entrava nel condominio Brentella di via del Porto a Porcia con un tubo di ferro lungo settanta centimetri — il sessantasettenne ha ceduto: «Sì, sono stato io», avrebbe detto, confessando non solo l’omicidio, ma anche il tentativo di depistaggio con il lancio dell’arma nel canale Brentella e degli abiti macchiati nel torrente Meduna, dove i vigili del fuoco li hanno poi recuperati.
La premeditazione e l’aggravante della minorata difesa
La ferocia dell’aggressione, ricostruita minuziosamente dagli inquirenti, non lascia spazio a dubbi sulla determinazione dell’assassino. Bedin, dopo aver parcheggiato la sua Mercedes Classe A grigia nei pressi del cimitero di Rorai per non destare sospetti, ha raggiunto a piedi il palazzo, approfittando del portone d’ingresso rimasto aperto per un guasto, e si è appostato sul pianerottolo del settimo piano in attesa che Ruoso uscisse. Quando l’ottantasetteenne ha aperto la porta, probabilmente diretto al suo storico Garage Venezia che si trovava proprio di fronte, Bedin lo ha colpito alle spalle: un primo fendente che lo ha fatto stramazzare al suolo, facendogli battere la testa contro un tavolino di vetro, e poi altri quattro o cinque colpi inferti mentre era già a terra, una violenza che il medico legale Antonello Cirnelli, intervenuto sul posto, non ha esitato a definire una vera e propria mattanza. La Procura, al termine della conferenza stampa di giovedì, ha formalizzato l’imputazione provvisoria per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla minorata difesa, proprio in considerazione dell’età della vittima e della dinamica dell’agguato, che non ha concesso a Ruoso alcuna possibilità di difendersi o nemmeno di riconoscere il suo aggressore prima di morire.
Il movente economico e il precedente dell’incendio doloso
Se la dinamica è ormai chiara grazie alla confessione e ai riscontri oggettivi — dalle telecamere al ritrovamento dell’arma — ciò che gli investigatori stanno ancora mettendo a fuoco è il movente, sebbene la pista economica appaia già ben tracciata. Ed è proprio nella liquidazione giudiziale di Telepordenone, dichiarata fallita il 12 settembre scorso con un passivo di due milioni di euro, che affondano le radici di un dissidio che probabilmente covava da mesi. Bedin, che non era un semplice dipendente ma un tecnico d’eccezione, un pionere dell’alta frequenza che aveva lavorato anche in Madagascar e nelle isole Comore per costruire emittenti dal nulla, negli ultimi anni aveva visto incrinarsi il rapporto con Ruoso, forse proprio per questioni legate ai crediti vantati o alle modalità della chiusura dell’emittente. A rendere ancora più pesante il quadro indiziario, e a suggerire che l’omicidio non sia stato un raptus improvviso ma l’epilogo di una tensione crescente, c’è il precedente del luglio scorso, quando un incendio doloso distrusse alcune auto di lusso all’interno del Garage Venezia, tra cui una Lamborghini Diablo: in quell’occasione, secondo quanto emerso, andarono bruciati tutti gli atti di una causa che Ruoso stava preparando per il recupero di un presunto credito, e Bedin risultò immediatamente indagato per quel rogo. Gli stessi poliziotti che stavano seguendo quell’inchiesta, infatti, hanno riconosciuto il sessantasettenne nelle immagini di mercoledì, incastrandolo definitivamente.
La figura di Loriano Bedin, da pioniere della tv a killer
La parabola che ha trasformato l’uomo dei tralicci, colui che aveva reso possibile il miracolo del digitale terrestre in Friuli accendendo i primi ripetitori a Castaldia, in un assassino, appare tanto tragica quanto paradossale a chiunque abbia conosciuto la storia delle televisioni locali. Per chiunque abbia lavorato dietro le quinte dell’informazione, il nome di Loriano Bedin non era solo quello di un tecnico, ma quello di un vero architetto dell’etere: grazie alle sue intuizioni, Telepordenone era riuscita a coprire l’intero Triveneto e persino a sbarcare in Europa via satellite, moltiplicando l’offerta con canali come Shopping TV, Canal Furlan e Italianissima. Eppure, la stessa competenza che gli aveva permesso di progettare ponti radio e di creare dal nulla emittenti in Africa non gli ha impedito di pianificare con cura l’omicidio del suo mentore, portandosi dietro un cambio d’abiti per cancellare le tracce e gettando la spranga nel canale nella speranza di farla sparire per sempre. Il nipote della vittima, Alessandro Ruoso, che ha trovato il senza vita dello zio dopo aver forzato la porta blindata, ha raccontato ai microfoni di Tv12 il suo sconcerto: «Non posso darmi una spiegazione, questa persona era considerata di famiglia, lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza». Un aiuto che evidentemente non è bastato a sanare un debito, forse non solo economico, che ha portato un uomo di sessantasette anni a impugnare una spranga e a colpire alle spalle chi, per quarant’anni, era stato il suo compagno di viaggio.
Description: Omicidio di Mario Ruoso a Pordenone, il collaboratore Loriano Bedin confessa l'omicidio a sprangate. Movente economico legato al fallimento di TelePordenone.




