Sassonia-Anhalt, l’AfD vola al 42% e il cancelliere Merz prova a giocare la carta dei migranti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mancano poche settimane al voto nel Land della Sassonia-Anhalt, e il partito di estrema destra Alternativa per la Germania continua a macinare consensi, allontanando sempre più la tradizionale alleanza dei cristiano-democratici. Secondo l'ultimo sondaggio dell'istituto Insa, pubblicato lunedì 10 agosto, l'AfD ha guadagnato un punto percentuale rispetto alla rilevazione precedente, attestandosi al 42%, mentre la Cdu del cancelliere Friedrich Merz scende al 22%.

Un vantaggio di venti punti che, in un contesto regionale storicamente complesso come quello dell'ex Germania Est, alimenta scenari politici destinati a riverberarsi ben oltre i confini del Land.

Un vantaggio che non si era mai visto

Le elezioni del prossimo 6 settembre si profilano dunque come un appuntamento cruciale, con l'AfD che punta apertamente a ottenere una maggioranza assoluta, un risultato che per un partito classificato come estremista dai servizi di sicurezza di alcuni Länder rappresenterebbe una novità assoluta nella storia della Repubblica Federale.

I numeri dell'indagine tedesca disegnano un quadro chiaro: i cristiano-democratici non riescono a invertire la rotta nonostante le rassicurazioni provenienti dalla sede centrale del partito a Berlino, e la forbice con il partito guidato da Alice Weidel e Tino Chrupalla si allarga, rendendo sempre più difficile immaginare una riconquista della regione.

La percentuale di consenso dell'AfD supera ormai stabilmente la soglia del 40%, una cifra che fino a pochi mesi fa appariva irraggiungibile e che oggi invece viene data per scontata dagli analisti, i quali non escludono un ulteriore incremento nelle prossime settimane, complice la campagna elettorale che si sta facendo sempre più serrata.

La strategia di Merz e il pressing sui migranti

In questo clima di crescente tensione, il cancelliere Friedrich Merz, stretto tra l'evidente malcontento dell'elettorato e la pressione costante del partito di estrema destra, ha deciso di intensificare la linea dura sull'immigrazione, consapevole che il tema rappresenta uno dei principali combustibili del successo dell'AfD.

La strategia del governo federale, che nelle scorse settimane ha annunciato l'intenzione di procedere con nuove espulsioni di richiedenti asilo verso l'Italia e la Grecia in applicazione del regolamento di Dublino, appare sempre più come un tentativo di riconquistare quella fetta di elettorato che si sente tradita dalle politiche di accoglienza degli ultimi anni.

E la scelta di indirizzare i rimpatri verso i Paesi mediterranei, in particolare verso l'Italia di Giorgia Meloni, ha inevitabilmente inasprito i rapporti tra Roma e Berlino, con il governo italiano che ha replicato sottolineando come le nuove regole europee sull'asilo vadano applicate in modo equilibrato e senza scaricare unilateralmente il peso sugli Stati di primo approdo.

Tra governo federale e prospettive future

Il confronto tra la situazione in Sassonia-Anhalt e quella nella capitale tedesca offre uno spaccato di un Paese sempre più polarizzato. A Berlino, infatti, i sondaggi attuali indicano una corsa molto più incerta, con la Linke attualmente in testa, seguita a breve distanza dalla Cdu e dall'AfD, a dimostrazione che il consenso per le forze estremiste è distribuito in modo disomogeneo sul territorio nazionale.

Ma proprio i numeri record dell'AfD a est riaprono una questione che da anni agita il dibattito politico tedesco: quello della possibilità che il partito possa un giorno rivendicare un ruolo di governo, nonostante il cosiddetto "cordone sanitario" che le altre forze democratiche hanno finora mantenuto, escludendo qualsiasi forma di collaborazione a livello regionale e federale.

Le elezioni del 6 settembre, per quanto circoscritte a un solo Land, potrebbero rappresentare un banco di prova decisivo per testare la tenuta di questo fronte comune, mentre i cittadini della Sassonia-Anhalt si preparano a scegliere il proprio futuro, con l'ombra di una maggioranza assoluta che per la prima volta non sembra più un tabù, ma una possibilità concreta e inquietante.

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