Il confronto tra Nordio e Bachelet, la mobilitazione a Minturno e i sondaggi che segnano il recupero del No
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il prossimo giovedì 12 febbraio la Rai dedicherà al referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia uno spazio che, nelle intenzioni del direttore dei palinsesti, dovrebbe chiarire agli elettori la posta in gioco. Sarà Bruno Vespa, prima nella striscia delle 20.30 di “Cinque minuti” e poi nella consueta cornice notturna di “Porta a Porta”, a mediare il confronto tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e Giovanni Bachelet, quest’ultimo presidente del Comitato “Società civile per il No al referendum”. Un’occasione, quella offerta dal servizio pubblico, nella quale le ragioni del Sì – sostenute dall’intera maggioranza di governo – e quelle del No – coagulatesi attorno a un fronte che include pezzi rilevanti dell’associazionismo e del centrosinistra – proveranno a occupare la scena mediatica a poco più di un mese dal voto, fissato per il 22 e 23 marzo. Che la campagna referendaria abbia ormai superato la fase delle sole polemiche istituzionali lo dimostra, del resto, la proliferazione di comitati territoriali; l’ultimo, in ordine di tempo, è quello costituitosi a Minturno, dove Cgil, Spi Cgil, Sinistra Italiana Sud Pontino, Partito Democratico, Anpi, Libera Sud Pontino e Giovani Democratici del Golfo hanno dato vita a una coalizione che i promotori definiscono “partecipata” e che si propone di contrastare, dal basso, la modifica di sette articoli della Carta costituzionale.
La mobilitazione sul territorio e i nodi della riforma
La riunione di coordinamento che ha sancito la nascita del Comitato per il No a Minturno, descritta dagli organizzatori come una risposta corale della società civile locale all’appello nazionale lanciato da Bachelet, si inserisce in una strategia più ampia che il fronte del No sta cercando di sviluppare soprattutto nelle regioni del Centro-Sud. L’obiettivo dichiarato è quello di sottrarre consensi a una riforma che, nella lettura dei suoi oppositori, non si limiterebbe a separare le carriere dei magistrati – misura che interesserebbe poche decine di professionisti all’anno – ma intaccherebbe l’architettura stessa del Consiglio superiore della magistratura, introducendo il sorteggio per i componenti togati e sottraendo all’organo di autogoverno la competenza disciplinare per affidarla a una Corte esterna. Argomenti, questi, che il professore Enrico Grosso ha recentemente riassunto al Sermig di Torino, contrapponendosi alla tesi di Enrico Morando – il quale, invece, sostiene che solo la separazione netta possa rendere effettivo il principio del giusto processo sancito dall’articolo 111 – e che verranno verosimilmente riproposti da Bachelet nel duello televisivo con Nordio.
La rilevazione Youtrend e il peso dell’affluenza
A rendere meno scontato l’esito della consultazione, che non prevede alcun quorum strutturale e sarà pertanto valida qualunque sia il numero dei votanti, concorrono i dati diffusi dall’istituto Youtrend per conto di Sky Tg24. La rilevazione, effettuata quando la campagna referendaria non era ancora entrata nel vivo, fotografa una situazione di sostanziale equilibrio: nello scenario che ipotizza un’alta partecipazione – il 58,5 per cento degli aventi diritto, includendo quanti dichiarano che voterebbero “sicuramente” o “probabilmente” – il Sì prevale con il 52,6 per cento contro il 47,4 per cento del No. Se, al contrario, si considera solo la platea di coloro che sono certi di recarsi alle urne, l’affluenza scende al 46,5 per cento e il rapporto si inverte, con il No attestato al 51,1 per cento e il Sì al 48,9 per cento. Una forbice, quella tra i due scenari, che restituisce l’immagine di un elettorale polarizzato ma anche in buona parte indeciso o, comunque, sensibile all’efficacia della comunicazione politica delle prossime settimane.
La dinamica del consenso e la campagna del No
Che la curva del consenso abbia subito una flessione rispetto ai mesi autunnali, quando alcuni sondaggi attribuivano al Sì un margine fino a venti punti percentuali, è circostanza che gli stessi promotori della riforma faticano a negare. Il recupero del No, certificato dall’istituto Ixè con un distacco ridotto a soli 0,2 punti e confermato – seppur con valori diversi – dall’ultima rilevazione Youtrend, viene interpretato dai comitati contrari alla revisione costituzionale come il frutto di una lenta ma progressiva informazione sui contenuti effettivi del provvedimento. Il portavoce del Comitato dei quindici cittadini, Carlo Guglielmi, ha più volte sottolineato come la battaglia non debba ridursi a una querelle sulla data del voto – nonostante i tentativi di far slittare le elezioni siano proseguiti fino alla decisione del Consiglio dei ministri di correggere il solo quesito, lasciando immutato il calendario – ma debba piuttosto concentrarsi sulla necessità di spiegare agli italiani perché, a giudizio dei firmatari, la separazione delle carriere e il sorteggio dei consiglieri del Csm rappresenterebbero una distorsione dell’equilibrio tra i poteri dello Stato piuttosto che un suo rafforzamento. Con il referendum ormai prossimo e il margine che si assottiglia, l’appuntamento del 12 febbraio su Rai 1 assume, per entrambi gli schieramenti, il peso specifico di una prova generale.




