Medici di base verso l’estinzione: il turn over è un miraggio
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Redazione Interno
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Il sistema sanitario italiano, già in affanno da anni, si trova oggi a fronteggiare una crisi che rischia di diventare insostenibile: la carenza di medici di base. Un problema che, se non affrontato con urgenza, potrebbe vanificare gli sforzi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il cui successo dipende in gran parte proprio dalla presenza di questi professionisti. Nelle Marche, ad esempio, sono in corso di realizzazione 29 Case della comunità, strutture che dovrebbero rappresentare il fulcro dell’assistenza territoriale. Ma senza un adeguato ricambio generazionale, queste rischiano di trasformarsi in costose cattedrali nel deserto, incapaci di offrire i servizi previsti.
La situazione è particolarmente critica in regioni come l’Emilia-Romagna, dove mancano 536 medici di famiglia. Un dato che, sebbene allarmante, riflette una tendenza nazionale: in Italia, secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, sono oltre 5.500 i medici di base che mancano all’appello. Di questi, 7.300 andranno in pensione entro i prossimi due anni, lasciando un vuoto che sarà difficile colmare. Le cause sono molteplici: il pensionamento di una generazione di professionisti, la difficoltà di attrarre giovani medici e la crescente disaffezione verso un mestiere che, oggi più che mai, sembra aver perso appeal.
In Sardegna, ad esempio, la situazione è drammatica: l’isola ha registrato un calo del 39% dei medici di base negli ultimi cinque anni, il peggior dato a livello nazionale. Qui, non è raro che un medico segua fino a 1.800 pazienti, un carico di lavoro insostenibile che scoraggia i giovani dall’intraprendere questa carriera. Antonello Desole, esperto del settore, non usa giri di parole: «È un mestiere con poco appeal, a rischio estinzione».
La carenza di medici di base non è solo un problema numerico, ma ha ripercussioni concrete sulla vita quotidiana dei cittadini. Senza di loro, diventa impossibile ottenere ricette, certificati o richieste per visite specialistiche, creando un vuoto assistenziale che colpisce soprattutto le aree più disagiate, come i piccoli comuni dell’Appennino. Qui, trovare un medico disponibile è diventata un’impresa, e molti pazienti sono costretti a rivolgersi a strutture lontane, con disagi non indifferenti.
Il Pnrr, che prevede un potenziamento dell’assistenza territoriale, rischia così di naufragare se non verranno trovate soluzioni immediate. La riforma in corso, che punta a integrare i medici di base nelle Asl, potrebbe rappresentare una svolta, ma solo se accompagnata da misure concrete per attrarre nuovi professionisti. Servono incentivi, formazione e una revisione delle condizioni di lavoro, che oggi appaiono poco allettanti per i giovani medici.




