Medici di famiglia in crisi: oltre 5.500 professionisti mancanti in Italia

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il sistema sanitario italiano è sempre più sotto pressione, con una carenza di medici di medicina generale che rischia di compromettere l’assistenza di base per milioni di cittadini. Secondo il rapporto della Fondazione Gimbe, presentato di recente, mancano oltre 5.500 medici di famiglia, un vuoto che si fa sentire soprattutto nelle grandi Regioni, dove il numero di pazienti per ogni professionista supera spesso i limiti sostenibili. La situazione, già critica, è destinata a peggiorare se si considera che il ricambio generazionale non riesce a tenere il passo con i pensionamenti, lasciando intere aree del Paese scoperte.

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, non usa mezzi termini: «L’allarme riguarda ormai tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che non ha garantito il ricambio generazionale in relazione ai pensionamenti attesi». I numeri parlano chiaro: a livello nazionale, i 37.260 medici di base assistono quasi 51,2 milioni di cittadini, con una media di 1.374 pazienti ciascuno. Di questi, il 51,7% è sovraccarico, avendo in carico oltre 1.500 assistiti, un dato che supera di gran lunga il rapporto ottimale di 1 medico ogni 1.200 pazienti.

L’Emilia-Romagna, una delle Regioni più colpite, registra una carenza di 536 medici di famiglia, necessari per ripristinare un equilibrio ormai compromesso. Al primo gennaio 2024, il rapporto tra professionisti e assistiti è tra i più squilibrati del Paese, con numeri che evidenziano una situazione al limite del collasso. Non va meglio in Calabria, dove mancano 66 medici di base e il 37,2% dei professionisti attivi supera il massimale di 1.500 pazienti, sebbene il dato sia leggermente inferiore alla media nazionale.

Il problema, però, non è solo quantitativo. La diminuzione costante di giovani medici che scelgono la medicina generale rappresenta un ulteriore fattore di criticità. Senza un’adeguata programmazione e senza politiche incentivanti, la professione rischia di diventare sempre meno attraente, lasciando il sistema sanitario nazionale in balia di una crisi che potrebbe avere ripercussioni profonde e durature.

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