Medici di famiglia in crisi: oltre la metà è sovraccarico di pazienti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il sistema sanitario italiano è alle prese con una carenza strutturale di medici di medicina generale, un problema che, secondo il rapporto della Fondazione Gimbe, sta raggiungendo livelli critici in tutte le Regioni. Attualmente, mancano oltre 5.500 professionisti, una lacuna che si traduce in difficoltà crescenti per i cittadini nel trovare un medico di base, specialmente nelle aree più popolose. Il fenomeno, che affonda le radici in una programmazione inadeguata, è aggravato dal calo costante di giovani che scelgono questa professione, lasciando il sistema senza un adeguato ricambio generazionale.

I numeri parlano chiaro: il 51,7% dei medici di famiglia ha più di 1.500 pazienti, un carico di lavoro che supera di gran lunga i limiti considerati sostenibili. Il 30,7% ne assiste tra 1.001 e 1.500, mentre solo una piccola percentuale, il 5,6%, ha un numero di assistiti compreso tra 51 e 500. Questi dati, emersi dall’analisi della Fondazione Gimbe, evidenziano una situazione ormai insostenibile, con dinamiche normative che non favoriscono l’inserimento di nuovi professionisti nel Sistema sanitario nazionale.

A livello nazionale, i 37.260 medici di base attualmente in servizio assistono quasi 51,2 milioni di cittadini, con una media di 1.374 pazienti ciascuno. Un rapporto che, in molte Regioni, si discosta notevolmente dall’obiettivo ottimale di 1 medico ogni 1.200 assistiti. L’Emilia-Romagna, ad esempio, è tra le aree più colpite: al 1° gennaio 2024, servirebbero 536 medici in più per raggiungere un equilibrio accettabile. La carenza si fa sentire anche in Puglia, dove il 35% dei medici supera il massimale di 1.500 pazienti, un dato che, seppur inferiore alla media nazionale, segnala un peggioramento rispetto agli anni precedenti.

Diversa è la situazione in Basilicata, dove le criticità sono meno marcate e il sistema sembra mantenere una certa stabilità. Tuttavia, il quadro complessivo resta preoccupante, con un’offerta di servizi che fatica a tenere il passo con la domanda. La Fondazione Gimbe, attraverso il suo presidente Nino Cartabellotta, ha sottolineato come la carenza di medici di base sia il risultato di una pianificazione inefficace, incapace di prevedere e gestire i pensionamenti in corso senza garantire un adeguato turnover.

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