La Rai “sbianchetta” la testata de l’Unità a Sanremo, e il refuso “Repupplica” si aggiunge alla polemica

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La prima serata del Festival di Sanremo, quella che mercoledì ha aperto ufficialmente la settantesimaesima edizione della kermesse canora, doveva essere, nei piani del direttore artistico Carlo Conti, una celebrazione della storia repubblicana e della memoria collettiva; per farlo, si è scelto di invitare sul palco dell’Ariston Gianna Pratesi, una signora di centocinque anni che nel lontano 2 giugno del 1946, quando le donne italiane vennero chiamate per la prima volta alle urne, esercitò il suo diritto di voto per scegliere tra monarchia e repubblica -1-2. E invece, la serata rischia di essere ricordata non solo per l’emozione autentica suscitata dalle parole della ultracentenaria, che con lucidità ha ricordato la sua scelta di campo, ma per due veri e propri incidenti visivi che hanno sollevato un polverone, gettando un'ombra sull'operato della televisione pubblica.

Il primo, e più chiacchierato sui social, è stato un refuso grafico comparso sul maxischermo alle spalle della Pratesi mentre il conduttore ne ripercorreva il ricordo: l’agognata Repubblica, quella nata dalla volontà popolare ottant'anni fa, è stata infatti storpiata in “Repupplica”, con una doppia “p” che ha trasformato l'istituzione in un neologismo grottesco e involontario -3-5. Un errore, questo, che Conti ha prontamente definito “un refuso” e per il quale si è scusato, spiegando l'enorme mole di controlli a cui è sottoposta la macchina del Festival, ma che appare comunque grave per un programma ammiraglia della Rai, soprattutto se si considera che, come rivelato dal Fatto Quotidiano, non si tratterebbe di una primizia assoluta: lo stesso identico strafalcione, “Repupplica”, era già comparso in un servizio del Tg1 delle ore 20 del 31 gennaio scorso, durante un servizio dedicato alla cerimonia di conferimento delle onorificenze al merito -4.

Ma è il secondo incidente, quello verificatosi nella medesima sequenza di immagini, a possedere una valenza più profonda, quasi politica, e a far parlare di un vero e proprio atto di censura. Nella foto d'epoca proiettata sullo schermo, quella che ritraeva un gruppo di cittadini festanti con in mano il quotidiano che titolava “Viva la Repubblica!”, qualcosa non andava: la testata del giornale, che nella realtà era l'Unità, l'organo di stampa del Partito comunista italiano fondato da Antonio Gramsci, era stata resa illeggibile, “sbianchettata” dalla regia -1-2. Una scelta, questa, che è stata subito notata da lettori attenti e che ha scatenato l'indignazione di molti, i quali vi hanno letto un gesto deliberato di rimozione storica, una damnatio memoriae nei confronti di un simbolo dell'antifascismo e della Resistenza.

La concomitanza dei due episodi, la gaffe ortografica e l'oscuramento della testata, ha finito per sovrapporsi nel dibattito pubblico, alimentando un clima di sospetto nei confronti della governance di viale Mazzini. Perché cancellare il nome di un giornale che fu perseguitato e messo al bando durante il Ventennio, proprio mentre si celebrava la Liberazione da quel regime? La risposta, per molti commentatori come quelli di StrisciaRossa, risiederebbe in un preoccupante fenomeno di servilismo politico o di zelo censorio, in un momento storico in cui il governo è espressione di una maggioranza che con il Partito comunista e la sua storia non ha mai avuto alcuna familiarità, se non un'aperta ostilità -1.

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