La signora di Chiavari che nel 1946 scelse la Repubblica sale all’Ariston e tra lo stupore generale spunta la “Repupplica”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’era una volta, e forse ci sarebbe ancora se il 2 giugno di ottant’anni fa gli italiani avessero deciso diversamente, la monarchia. Ma non è andata così, anche e soprattutto per merito di donne come Gianna Pratesi, che di anni ne ha centocinque e una memoria nitida, capace di attraversare il Novecento e di approdare, ieri sera, sul palco del Teatro Ariston. Il settantaseiesimo Festival di Sanremo, quello condotto da Carlo Conti affiancato da Laura Pausini, ha voluto celebrare l’ottantesimo anniversario del referendum istituzionale chiamando sul palco una testimone diretta di quella giornata, e la scelta è ricaduta su di lei, originaria di Chiavari, dove tornò dopo un’esperienza da gelataia in Scozia, e dove ha continuato a coltivare le sue passioni: la pittura, con tanto di quadro donato al conduttore, il nuoto, e la musica, visto che non ha resistito alla tentazione di canticchiare “24mila baci”, il celebre brano di Adriano Celentano -1 -7.
L’ingresso della signora Pratesi, accompagnata dai figli Alessandro e Marco, è stato preparato dalle parole di Conti, che ha invitato il pubblico a un applauso non tanto per lei, quanto per «gli uomini e le donne, i nostri nonni, i nostri bisnonni, i nostri genitori, che hanno perso la vita per noi, per la nostra libertà, per darci questa Repubblica che ci permette di essere liberi» -2 -8. Un incipito solenne, che ha incorniciato la successiva chiacchierata in uno scenario volutamente celebrativo. «Quanta gente eh!» è stata la prima, spontanea esclamazione della centenaria, davanti a un Ariston gremito che le rendeva omaggio -8. Poi, tra un ricordo e l’altro, il momento clou: la domanda di Conti su chi avesse votato quel lontano 2 giugno. E lì la risposta è arrivata netta, senza esitazioni, condita da un sorriso che ha alleggerito la solennità del racconto storico: «Eravamo sicuri a casa mia, tutti di sinistra, non fascisti» ha detto, e quando il conduttore l’ha incalzata, lei ha ribadito con forza: «Repubblica, finalmente» -2 -9.
Tuttavia, mentre il dialogo con Pratesi restituiva al pubblico la concretezza di una scelta popolare, alle spalle dei due, sul ledwall, scorrevano grafiche e dati relativi a quella consultazione. E lì, in un contrasto grottesco che ha subito fatto il giro del web, è comparso un refuso destinato a rubare la scena, o quantomeno a sovrapporsi alla commozione del momento. Sullo schermo, la scritta “Il 54 per cento alla Repupplica” campeggiava in bella vista, con due “p” di troppo a trasformare la parola simbolo della nostra storia in un neologismo involontario -3 -5 -10. La prima gaffe di questo Festival 2026, in fondo, è stata proprio questa: un errore di battitura, una distrazione da ufficio grafico, che in pochi minuti ha scatenato l’ironia dei social, con meme e commenti divertiti o indignati, a seconda dei casi.




