L'omaggio alla Repubblica e la distrazione del refuso: “Repupplica” stona sul palco di Sanremo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La prima serata del Festival di Sanremo, quella che apre ufficialmente la kermesse e che solitamente punta a consolidare i toni e il ritmo della manifestazione, ha riservato al pubblico dell’Ariston e ai telespettatori da casa un momento di alta tensione emotiva, immediatamente dopo offuscato da una svista tecnica non proprio trascurabile. Carlo Conti, che conduce e dirige artisticamente questa edizione, aveva fortemente voluto sul palco Gianna Pratesi, una pittrice ligure di 105 anni originaria di Chiavari, per celebrare un duplice anniversario: gli ottant’anni dal referendum istituzionale del 2 giugno 1946, che sancì la nascita della Repubblica italiana, e, di riflesso, il primo voto delle donne. La signora Pratesi, che a breve compirà 106 anni, non è nuova a incursioni nel mondo dello spettacolo – è stata persino immortalata mentre canticchiava “24mila baci” – e la sua presenza sul palco aveva proprio lo scopo di ricordare, con la semplicità e la lucidità che la contraddistinguono, un passaggio cruciale della nostra storia. Nel dialogo con Conti, infatti, ha raccontato di aver scelto senza tentennamenti la Repubblica, specificando con una certa ironia che in famiglia erano “tutti di sinistra”, un aneddoto personale che ha strappato un applauso caloroso in sala.

La doppia “p” che ha cambiato il significato di una parola

Tuttavia, l’attenzione del pubblico, inevitabilmente catalizzata dalle parole della centenaria, è stata in parte distolta da ciò che appariva sul grande ledwall alle spalle del conduttore e della sua ospite. A corredo del racconto, la regia ha mandato in onda alcune grafiche celebrative, con immagini d’epoca e dati statistici riferiti proprio alla consultazione popolare del 1946. Ed è stato in quel frangente che l’occhio dei più attenti, e poi quello dei meno attenti, è caduto su un refuso tanto clamoroso quanto paradossale, considerato il contesto: la parola “Repubblica” è comparsa scritta “Repupplica”, con una doppia “p” che andava a sostituire la corretta consonante “b”. Il dato riportato, “54 per cento alla Repupplica”, intendeva evidentemente sintetizzare la percentuale di voti che portò all’affermazione dell’opzione repubblicana, ma l’errore ortografico ha finito per banalizzare, o per lo meno incrinare, la solennità del tributo. Nessuno, né in regia né sul palco, sembra essersi accorto immediatamente dell’accaduto, e la diretta è proseguita senza interruzioni.

L’eco immediata e le reazioni a caldo sul web

L’errore grafico, immortalato in foto e screenshot dagli spettatori, ha iniziato a rimbalzare sui social network ancor prima che il segmento con Gianna Pratesi si concludesse. La sensazione, per molti, è stata quella di assistere a una disattenzione che strideva profondamente con l’importanza del momento: un omaggio alla memoria storica del Paese inficiato da una sciatteria nella comunicazione visiva. Su piattaforme come X, già durante la messa in onda, sono fioccati i commenti, molti dei quali ironici, altri francamente increduli di fronte a un refuso così grossolano. L’hashtag della manifestazione, inevitabilmente, si è intrecciato con la parola storpiata, e “Repupplica” è rapidamente diventato uno degli argomenti più discussi della serata, togliendo spazio, almeno nel dibattito social, alla testimonianza della signora Pratesi. La riproduzione delle immagini, condivisa migliaia di volte, ha di fatto cristallizzato la gaffe, trasformando un episodio di distrazione in uno dei primi veri casi virali di questa edizione del Festival. Mentre l’orchestra attaccava le note del brano successivo, il danno mediatico, per quanto circoscritto a un dettaglio tecnico, era ormai compiuto.

Un contrasto tra la sostanza della memoria e la forma della comunicazione

La vicenda del refuso, per quanto apparentemente marginale nel novero delle innumerevoli variabili di una diretta complessa come quella sanremese, ha posto l’accento su una contraddizione di fondo. Da un lato, la scelta di portare all’Ariston una testimone diretta di eventi fondanti la nostra democrazia – Gianna Pratesi ha votato quel 2 giugno e ha potuto esercitare un diritto che fino ad allora le era stato negato in quanto donna – rappresenta un tentativo, encomiabile, di connettere la leggerezza del Festival con la profondità della storia. Dall’altro, l’errore banale sulla grafica, la svista di chi ha preparato il materiale video, ha rischiato di vanificare la potenza di quel messaggio, prestando il fianco a facili ironie e banalizzazioni. È accaduto così che la parola “Repubblica”, che per la signora Pratesi e per milioni di italiani rappresenta una conquista e un’identità, sia diventata per qualche ora, suo malgrado, un pretesto per battute e meme. L’attenzione si è spostata dal significato al significante, o meglio, all’errore nel significante. Resta il fatto che la signora Pratesi, con la sua energia e la sua lucidità, ha portato sul palco un messaggio di libertà e di partecipazione, e quel messaggio, al di là del refuso, è passato attraverso le sue parole e la sua presenza fisica, dimostrando come la sostanza, talvolta, possa resistere anche agli scivoloni della forma.

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