Ferrari torna regina del mondo endurance con il titolo WEC 2025

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il cavallino rampante ha scritto un nuovo, storico capitolo nella sua leggenda sportiva, riconquistando la vetta del mondiale endurance a cinquantatré anni di distanza dall'ultimo trionfo. Nella 8 Ore del Bahrain, prova conclusiva del campionato FIA WEC 2025, la Ferrari ha infatti centrato un duplice, prestigioso obiettivo, aggiudicandosi sia il titolo Costruttori che quello Piloti, quest'ultimo portato a casa dal trio composto da Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi. Un successo, quello di ieri, che non è il frutto del caso ma il logico compimento di un percorso meticoloso, avviato nel 2022 con il ritorno nella categoria regina, e che ha visto la 499P, vettura simbolo di questa rinascita, dominare la stagione con quattro vittorie nelle otto gare in calendario.

Un digiuno interrotto con autorevolezza

Quello che si è chiuso in Bahrain è stato un mondiale caratterizzato da una costanza esemplare, dove la Ferrari – che affianca al impegno ufficiale quello del team cliente AF Corse – ha saputo unire alla potenza pura del proprio motore una strategia di gara spesso impeccabile e una affidabilità divenuta un punto di forza. La 499P numero 51, pur concludendo la finale al quarto posto, ha accumulato nel corso dell'intera stagione un vantaggio tale da potersi permettere di gestire la corsa, assicurandosi matematicamente il titolo Piloti senza bisogno della vittoria. Un approccio, il loro, che ha messo in luce non solo il talento dei singoli, ma anche la perfetta sintonia all'interno dell'equipaggio, capace di mantenere la concentrazione e di evitare errori nelle lunghe e logoranti prove di endurance.

La macchina perfetta per un sogno ambizioso

La 499P, che in questa stagione ha dimostrato una notevole capacità di evoluzione gara dopo gara, si è rivelata lo strumento ideale per un progetto tanto ambizioso. La vettura, nata per competere al massimo livello e per ridare a Maranello quella gloria mondiale che mancava dal 1972 – anno del trionfo con la leggendaria 312PB – ha onorato appieno le aspettative, mostrando un passo di gara competitivo su tutti i tipi di circuito. La sua progettazione, il suo sviluppo e la sua messa a punto hanno richiesto un impegno collettivo, che dal reparto corse si è esteso a tutta la casa di Maranello, confermando come, quando si parla di Ferrari, il confine tra strada e pista sia spesso labile e fecondo di innovazioni.

L'orgoglio di un'intera filiera industriale

Il presidente John Elkann, commentando la doppia affermazione, ha parlato di un traguardo che “riempie di orgoglio e rappresenta il coronamento di un sogno”. Quel sogno, che ha preso forma con la decisione di tornare a competere nella massima categoria, è oggi una realtà tangibile che corona non solo il lavoro degli ingegneri e dei meccanici, ma anche la visione di una dirigenza che ha creduto in questo ritorno. Un successo che, al di là dei trofei, rinsalda l'identità sportiva del brand e ne celebra la capacità di proiettarsi nel futuro senza dimenticare la propria storia, unendo la tradizione alla tecnologia più avanzata in un mix vincente che pochi altri al mondo possono eguagliare.

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