Ferrari campione del mondo Endurance, un filo riannodato con la storia
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Redazione Sport
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La 8 Ore del Bahrain è entrata nella storia del motorsport, segnando il ritorno della Ferrari al vertice assoluto del Mondiale Endurance FIA WEC, un traguardo che, dopo un'attesa di cinquantatré anni, riallaccia quel filo con il mito della Scuderia del fondatore. Con la sua 499P, la Casa di Maranello ha infatti conquistato entrambi i titoli in palio: quello Piloti, assegnatosi all'equipaggio della vettura numero 51 composto da Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi, e quello Costruttori, a completare un triennio straordinario che aveva già visto il Cavallino imporsi per tre volte consecutive alla 24 Ore di Le Mans. Un'impresa che riporta alla memoria l'ultima iride mondiale, vinta nel 1972 con la 312 PB di Mauro Forghieri, in un'epoca in cui le gare di durata, al contrario di oggi, contavano molto più della Formula 1.
La gestione perfetta di una gara complessa
Sul circuito del Bahrain, le due Ferrari ufficiali hanno scritto una pagina di storia indelebile, gestendo con freddezza e precisione una prova non priva di insidie. Le 499P, sebbene non abbiano tagliato il traguardo per prime, hanno seguito le Toyota – tornate al successo dopo un anno – assicurandosi i punti necessari per il titolo; l'auto numero 51, in particolare, ha chiuso al quarto posto, preceduta proprio dalla gemella numero 50 di Antonio Fuoco, Nicklas Nielsen e Miguel Molina. Una doppietta di valore che ha tenuto a debita distanza le Porsche del Team Penske, le quali, nonostante i tentativi, non sono mai riuscite a rendersi realmente minacciose. La strategia di gara e l'efficienza dei pit stop, elementi cruciali in una competizione del genere, non sono stati influenzati dalle due Safety Car intervenute, la prima delle quali causata da un contatto che ha coinvolto Jenson Button, alla sua ultima gara da pilota a tempo pieno e finito sedicesimo dopo una penalità.
L'apice di un percorso voluto e costruito
Quello che è stato definito da molti un traguardo leggendario rappresenta, nelle parole del Presidente Ferrari John Elkann, "l'apice di un percorso iniziato nel 2022", quando la decisione di tornare a competere nella classe regina delle competizioni Endurance ha dato il via a un progetto ambizioso. Un sogno, il suo, coronato da un successo che riempie di orgoglio e che dimostra la bontà del lavoro di una squadra, quella diretta da Antonello Coletta, capace di forgiare un'operazione vincente in ogni suo reparto, dalla progettazione alla pista. Un percorso che, partito dalla volontà di riaffermarsi in un palcoscenico così prestigioso, ha saputo mantenere le sue promesse in un arco di tempo relativamente breve.
Un triennio straordinario che ritrova il suo culmine
Il mondiale Endurance conquistato in Bahrain non è che il culmine di un ciclo di successi iniziato con il ritorno alla massima categoria, che ha visto la Ferrari imporsi subito come protagonista assoluta. Le tre vittorie consecutive alla 24 Ore di Le Mans, prova regina della disciplina, avevano già preannunciato la potenza di un progetto che ora trova la sua consacrazione definitiva con l'aggiudicazione di entrambe le corone. Un risultato che, oltre a riportare il Cavallino Rampante al vertice di un campionato mondiale dopo oltre mezzo secolo, ne sottolinea la continuità operativa e la capacità di eccellere in campi diversi, unendo l'eredità del passato alla tecnologia più avanzata.




