Ferrari, il ritorno al mondo endurance e l'attesa in Formula 1
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Redazione Sport
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Mentre una Ferrari, quella della 499P, si è incoronata campione del mondo nel WEC, ponendo fine a un digiuno che durava da più di cinque decenni, l'altra, la SF-25, continua a lottare per ritrovare la via del podio in Formula 1, in un contrasto che delinea due realtà distinte sotto lo stesso emblema. Il presidente John Elkann e l'amministratore delegato Benedetto Vigna, i quali hanno definito la vittoria "un sogno coronato", hanno scelto di essere presenti in Bahrein per celebrare il trionfo storico, piuttosto che in Brasile, dove intanto la squadra di Maranello affrontava le qualifiche del Gran Premio. Una scelta, questa, che sottolinea il peso specifico del titolo mondiale endurance, ottenuto dopo una lunga assenza, e che riporta il Cavallino a quei successi che tanto ammirava il suo fondatore.
Il duello nel deserto e la conquista dei titoli
Nella conclusiva "8 ore del Bahrain", che ha sancito la chiusura del campionato, le due Hypercar di Maranello hanno incassato i punti decisivi, piazzandosi terza e quarta dietro alle rivali di Toyota. Un risultato più che sufficiente, il quale ha permesso alla scuderia di aggiudicarsi non solo il titolo Costruttori, ma anche quello Piloti, quest'ultimo andato all'equipaggio della vettura #51 composto da Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi. Hanno fatto bene i suoi uomini, i quali hanno gestito la pressione e la distanza di un avversario tenace come Cadillac, che fino all'ultimo momento è rimasto matematicamente in corsa per le due corone. La squadra americana, nonostante abbia condotto una grande stagione, ha dovuto arrendersi alla superiore costanza della rossa, la quale le ha sottratto persino il gradino più basso del podio iridato piloti.
La sfida in F1 e il lavoro per la rinascita
Dall'altra parte del globo, nello scenario brasiliano di San Paolo, l'altra faccia della medaglia affrontava una realtà ben diversa. Lì, la monoposto di Maranello, pur mostrando segnali di miglioramento, si è confrontata con le difficoltà di un campionato estremamente competitivo, dove il podio rappresenta un obiettivo arduo. Mentre Lewis Hamilton faticava non poco, uscendo di scena già nella Q2, Charles Leclerc riusciva nell'impresa di agguantare la terza posizione in griglia di partenza, dimostrando come il lavoro incessante per preparare la rinascita stia cominciando a dare, seppur timidamente, i suoi frutti. È un cammino lungo, quello intrapreso dalla squadra, che procede per gradi e che richiede pazienza, lontano dai riflettori accecanti del successo immediato.
Due percorsi, un'unica identità
Le due narrative, sebbene così distanti per risultati immediati, sono legate da un filo conduttore che è la ricerca costante della perfezione tecnica e della competitività. L'una, celebrata nel silenzio concentrato dei box del WEC, ha raggiunto l'apice; l'altra, sotto l'assillo della visibilità planetaria della Formula 1, sta mettendo le basi per un futuro che si spera altrettanto luminoso. Entrambe, con i loro destini apparentemente divergenti, contribuiscono a scrivere un unico, complesso capitolo della storia della scuderia, dove la vittoria in una disciplina non smorza l'ambizione nell'altra, ma anzi, fornisce la linfa per continuare a lottare.




