Il governo sospende il memorandum con Israele, ma Crosetto salta l’interrogazione alla Camera
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Redazione Interno
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Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha scelto la strada del forfait. Alla Camera dei Deputati, dinanzi all’interrogazione presentata da Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), non c’è stata risposta. Nessuna dichiarazione in aula, nessuna precisazione ulteriore su ciò che il governo definisce una “sospensione” del rinnovo automatico del Memorandum d’Intesa tra Italia e Israele, quel documento che da vent’anni regola la cooperazione bilaterale nel settore militare e della difesa. Un silenzio, quello del ministro, che finisce per alimentare proprio quelle domande che si volevano evitare.
Una sospensione annunciata tra veti e dichiarazioni elusive
Tutto ha avuto inizio con un annuncio sintetico della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al Vinitaly. Poche parole, poi una lettera – spedita da Crosetto al ministro della Difesa israeliano Katz – e l’uso ripetuto del termine “sospensione”. Il governo ha evitato accuratamente la parola “rottura”, preferendo una formula tecnica che lascia intendere una pausa, forse revocabile, piuttosto che una cesura definitiva. Ma il punto, come ha ricordato il deputato del Pd Arturo Scotto, è politico: “Serve un vero dibattito pubblico”, ha detto, “e per questo servono chiarezza”. Chiarezza che, al momento, manca.
L’indagine della procura e il nodo della tortura
Proprio nei giorni in cui il governo comunicava il mancato rinnovo dell’intesa, la Procura di Roma ha aperto un’indagine per tortura nei confronti di alcuni militari israeliani. I fatti risalgono al settembre del 2025, quando le forze di sicurezza israeliane intercettarono e detennero gli attivisti della Global Sumud Flotilla. Il legal team che segue la vicenda ha parlato di “gravità riconosciuta”, mentre Scotto ha definito l’apertura dell’inchiesta “un fatto rilevante”. La coincidenza temporale tra l’indagine e la sospensione del memorandum non è sfuggita a molti osservatori, anche se il governo non ha mai legato ufficialmente le due cose.
La posizione di Terzi e il muro del centrodestra
Tra i senatori di Fratelli d’Italia, Giulio Terzi di Sant’Agata – già ministro della Difesa nel governo Monti – è da sempre uno dei più convinti sostenitori della linea di stretta cooperazione con Israele. Il suo giudizio sull’operato della presidente Meloni è stato netto: “Mi pare abbia dichiarato perfettamente la presidente del Consiglio e non credo ci sia molto da aggiungere a quello che ha detto”. Una chiusura, la sua, che lascia intendere come nel centrodestra si sia fatto quadrato attorno alla premier, senza lasciare spazio a crepe o distinguo pubblici. Eppure, proprio Meloni al Vinitaly aveva giustificato la sospensione “in considerazione della situazione attuale”, un’espressione volutamente generica che non chiarisce se il governo valuti negativamente la condotta israeliana nella gestione del conflitto o più semplicemente ritenga inopportuno rinnovare l’accordo in un contesto internazionale instabile.
Il rinnovo bloccato nei tempi utili, ma le risposte restano in sospeso
A confermare l’avvenuto blocco del rinnovo automatico – scaduto il 13 aprile – è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, intervenendo in Aula. L’esecutivo ha agito nei tempi previsti, impedendo la proroga tacita dell’intesa. Ma la domanda che l’opposizione continua a porre, e che Crosetto con la sua assenza alla Camera ha eluso, è un’altra: su quali basi politiche e giuridiche poggia questa sospensione? E perché arriva proprio ora, a settimane di distanza dall’apertura di un’indagine per tortura che coinvolge militari israeliani? Domande senza risposta, per ora. E il rischio, per il governo, è che quel “forfait” venga letto non come una scelta tattica, ma come un’ammissione indiretta di imbarazzo.




