Milano – Oltre 200mila firme per dire "Ora!": l'appello al governo per Gaza e il nodo del memorandum con Israele

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sono più di duecentomila le adesioni raccolte dall’appello "Ora!", promosso da Emergency e altre realtà, per spingere l’esecutivo italiano a intervenire sulla crisi umanitaria a Gaza. Il testo, consegnato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa), chiede espressamente di bloccare il rinnovo automatico del memorandum d’intesa militare tra Italia e Israele, previsto per l’8 giugno. Un accordo che, se non disdetto, continuerà a regolare la collaborazione tra i due paesi nel settore della difesa, nonostante le accuse di violazioni del diritto internazionale mosse da più parti contro Tel Aviv.

La campagna, che ha visto una mobilitazione trasversale, punta a sollecitare un cambio di rotta della diplomazia italiana, alla luce di quanto accade nei territori palestinesi. "Non si può restare indifferenti davanti alla sofferenza dei civili", ha sottolineato Emergency, ricordando come il diritto umanitario debba essere la stella polare di ogni scelta politica. Intanto, l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (Anvcg) ha ribadito la necessità di proteggere i non combattenti in ogni conflitto, richiamando i principi sanciti dalle convenzioni internazionali.

La questione del genocidio, del resto, torna d’attualità in queste settimane. Raphael Lemkin, giurista polacco di origini ebraiche, coniò il termine nel 1944, ispirandosi sia alla Shoah che al massacro degli armeni del 1915. La sua definizione, poi adottata dall’ONU nel 1948, stabilisce che il genocidio è un crimine contro l’umanità quando vi è l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Un concetto che, oggi, viene evocato da alcune organizzazioni per descrivere quanto avviene a Gaza, sebbene la qualificazione giuridica spetti solo ai tribunali competenti.

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