Larian Studios ammette l'uso di IA generativa, mentre Bethesda tace su The Elder Scrolls VI
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Le dichiarazioni del CEO di Larian Studios, Swen Vincke, rilasciate in un'intervista a Bloomberg, hanno riacceso un dibattito già fervente nell'industria videoludica. Vincke ha confermato, senza mezzi termini, l'utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale generativa durante la fase di sviluppo di Divinity, il nuovo capitolo della serie annunciato agli ultimi The Game Awards. La precisazione, tuttavia, arriva puntuale: nessuno di questi contenuti, siano essi testi, concept art o altro materiale, finirà nel prodotto finale che arriverà ai giocatori. Quella descritta dal capo di Larian è una pratica interna, che definisce come una sorta di sperimentazione prototipale: l'IA viene impiegata per esplorare idee in modo veloce, per creare presentazioni o per produrre dei "riempitivi" temporanei, utili a far procedere il lavoro su altri fronti in attesa degli asset definitivi creati dagli esseri umani.
La reazione della rete e la difesa di un collega
Nonostante le chiare spiegazioni, la notizia ha scatenato una reazione intensa e spesso critica su molti forum e social network, una dinamica che lo stesso Vincke si è trovato a dover gestire pubblicamente. Questa ondata di commenti, definita da alcuni come "isteria collettiva", ha trovato una risposta inattesa da parte di un altro studio. Il team dietro a Kingdom Come: Deliverance 2 è infatti intervenuto per difendere l'operato di Larian, sottolineando come l'utilizzo di questi strumenti in fasi preliminari e strettamente controllate sia molto più comune di quanto il pubblico possa immaginare e non equivalga affatto a sostituire il lavoro artistico e tecnico delle persone. La difesa arriva in un momento delicato, dove ogni menzione dell'IA generativa rischia di essere fraintesa o strumentalizzata.
Le sfide tecniche e l'ottimizzazione di Divinity
Parallelamente alle polemiche sull'intelligenza artificiale, Larian Studios sta affrontando una sfida di natura ben più concreta e terrena, legata all'hardware. In una conversazione separata con TheGamer, Swen Vincke ha espresso preoccupazione per i costi crescenti delle componenti per PC, in particolare RAM e SSD. "È come se, letteralmente, non ci fossimo mai trovati in una situazione del genere", ha affermato il CEO, riferendosi all'impatto che questi rincari hanno sul mercato e, di conseguenza, sulle aspettative dei giocatori. Proprio per questo, lo studio sta ponendo una forte attenzione sull'ottimizzazione di Divinity, il cui lancio è previsto inizialmente in Accesso Anticipato, con l'obiettivo dichiarato di non costringere il pubblico a costosi aggiornamenti del proprio hardware per poter godere dell'esperienza.
Il silenzio di Bethesda su The Elder Scrolls VI
In un contesto dove uno studio parla apertamente delle proprie metodologie e difficoltà, risalta per contrasto il riserbo mantenuto da Bethesda riguardo a uno dei titoli più attesi degli ultimi anni. Attraverso Game Informer, figure di spicco come Todd Howard hanno rilasciato dichiarazioni che, in sostanza, non aggiungono nulla di nuovo rispetto a quanto già noto dal lontano annuncio del 2018. Gli aggiornamenti rimangono vaghi, circostanziati, lasciando la comunità di appassionati in una lunga attesa senza punti di riferimento concreti sullo stato effettivo dei lavori per The Elder Scrolls VI. Un silenzio che alimenta le speculazioni, mentre altri studi, pur tra le polemiche, scelgono una linea di comunicazione più trasparente.




