Una manifestazione a Roma e la gioia degli iraniani in Italia dopo la morte di Khamenei
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Redazione Interno
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Martedì 3 marzo, con ritrovo fissato per le ore 18 in piazza Santi Apostoli, Roma ospiterà una manifestazione nazionale indetta per sostenere la lotta del popolo iraniano e per chiedere un futuro libero dalla dittatura islamica. L’evento, promosso dall’associazione Setteottobre, vedrà l’adesione di diverse realtà associative, tra cui Woman Life Freedom Europe, l’Associazione Italia-Iran, l’Associazione Luce dell’Iran, e i collettivi Donna Vita Libertà e Anahita. La mobilitazione, che giunge in un momento di profonda trasformazione per il paese mediorientale, si inserisce nel quadro delle reazioni delle comunità di esuli in Europa dopo gli eventi degli ultimi giorni. Il tam tam tra i gruppi dell’opposizione in esilio, infatti, è partito subito dopo le notizie arrivate da Teheran: l’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti ha portato all’uccisione della guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e i riflessi di quell’operazione militare si sono visti immediatamente anche nelle città italiane, dove migliaia di iraniani, scappati da anni dalla repressione, sono scesi in strada per esprimere la loro speranza.
Il clima di festa ha contagiato, nelle sere scorse, prima la comunità di Torino e poi quella di Napoli. Nel capoluogo piemontese, dove risiedono circa diecimila persone originarie dell’Iran, quasi tutte in condizione di esilio, la notizia è stata accolta con scene di giubilo collettivo. Tra loro c’era anche Alisina Karimi, uno studente universitario iscritto al Politecnico, il quale ha voluto condividere la propria emozione: secondo il ragazzo, se è pur vero che il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu agiscono seguendo i rispettivi programmi e perseguendo i propri interessi strategici, nondimeno tali interessi potrebbero in questa circostanza coincidere con le aspirazioni di libertà del popolo iraniano. Una posizione, la sua, che riflette il sentire di molti connazionali all’estero, i quali vedono nell’operazione militare non tanto un’aggressione alla nazione, quanto un colpo inferto a un regime che da decenni reprime qualsiasi dissenso.
La mobilitazione da Napoli a Los Angeles
Anche nel capoluogo campano la reazione non si è fatta attendere. In centinaia, sabato sera, hanno invaso spontaneamente il centro storico sventolando bandiere e inneggiando alla fine di un’era. Un’esplosione di gioia collettiva, quella vista a Napoli, che ha visto protagonisti soprattutto giovani di origine iraniana – in larga parte studenti e professionisti – i quali compongono una comunità di circa mille persone, da tempo perfettamente integrata nel tessuto sociale locale. “Abbiamo voluto celebrare un passaggio simbolico dopo anni di sofferenza e repressione”, hanno raccontato i partecipanti, lasciando intendere come la morte di Khamenei rappresenti per loro la chiusura di un capitolo doloroso e forse l’apertura di una nuova fase. Parallelamente, anche dall’altra parte del mondo, a Los Angeles, folle di iraniani-americani sono scese in strada per sostenere l’attacco e chiedere un cambiamento nella leadership di Teheran. In quel caso, molti manifestanti hanno mostrato apertamente la bandiera tricolore con il Leone e il Sole, quella che il paese utilizzava prima della rivoluzione del 1979, e la polizia locale, pur monitorando l’evento, ha confermato che non ci sono stati incidenti né arresti.
Le voci dei protagonisti, raccolte in queste ore, delineano il ritratto di una diaspora in fermento. “Il regime sanguinario degli ayatollah è stato decapitato”, si legge in una nota diffusa da Setteottobre, l’associazione che ha organizzato l’appuntamento romano. Il riferimento è alla figura di Khamenei, e il tono è lo stesso che si respira tra i manifestanti: un misto di sollievo e di voglia di ricominciare, pur nella consapevolezza che la strada davanti a sé è ancora lunga e piena di incognite. “Ora festeggiamo per i nostri fratelli e sorelle uccisi dal regime”, ha aggiunto uno studente iraniano presente al raduno di Torino, quasi a voler sottolineare che la gioia di oggi non fa dimenticare il sacrificio di chi non c’è più. A Napoli, intanto, la comunità continua a riunirsi, e l’appuntamento di martedì a Roma si preannuncia come una tappa fondamentale per dare voce a un’opposizione che, dopo decenni, intravede all’orizzonte la possibilità concreta di un cambiamento.




