La macchina dei rientri: atterrati a Roma i primi 127 italiani, in volo da Abu Dhabi duecento studenti
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Redazione Esteri
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Il ponte aereo disposto dalla Farnesina per sottrarre i connazionali alla morsa della crisi in Medio Oriente ha cominciato a funzionare a pieno regime, e nella serata di lunedì 2 marzo è atterrato a Fiumicino il primo volo charter con a bordo 127 italiani. Un Boeing 737 della Oman Air, partito da Mascate, ha riportato nella Capitale un gruppo di persone che erano rimaste bloccate nella regione del Golfo a seguito dell’attacco contro l’Iran e della conseguente chiusura degli spazi aerei, un’operazione complessa che ha visto la macchina diplomatica italiana muoversi su più fronti per garantire vie di fuga alternative. Tra i passeggeri di questo volo, come è stato confermato dalle agenzie di stampa, c’erano anche la moglie e i figli del ministro della Difesa, Guido Crosetto, i quali, come molti altri turisti, erano rimasti intrappolati negli Emirati e avevano poi raggiunto l’Oman via terra, un viaggio attraverso il deserto che alcuni hanno affrontato con auto noleggiate e con la speranza di trovare un varco al confine.
Il lungo viaggio via terra e l’attesa negli alberghi
Le testimonianze di chi è riuscito a imbarcarsi raccontano di notti di paura e di decisioni prese in fretta, come quella di lasciare Dubai non appena le sirene avevano cominciato a ululare. Una ragazza, intervistata all’arrivo, ha confessato di aver provato il terrore di morire, di aver sentito distintamente i caccia alzarsi in volo e di aver ricevuto continui messaggi di warning che intimavano di ripararsi, una tensione che l’ha spinta a mettersi in viaggio da sola verso il confine omanita, aggregandosi poi ad altri italiani incontrati lungo la strada. Altri, invece, hanno raccontato di essere stati trasferiti nei sotterranei degli alberghi, trasformati in bunker improvvisati come nei film, e di aver atteso lì notizie mentre fuori la situazione precipitava. L’ambasciata italiana a Mascate ha svolto un ruolo cruciale nell’accoglienza di questi viaggiatori esausti, organizzando il trasferimento immediato verso l’aeroporto dove, con grande sollievo di molti, è stato annunciato un volo charter nemmeno previsto in programma, un’opportunità da cogliere al volo partendo nel giro di un’ora.
La situazione degli studenti e le parole di Tajani
Mentre i primi rientrati sbarcavano a Roma, l’attenzione della crisi si è spostata sulle decine di studenti, molti dei quali minorenni, ancora in attesa di un volo. Per oggi, 3 marzo, è previsto infatti l’arrivo a Milano Malpensa di un volo speciale da Abu Dhabi che riporterà a casa circa 200 ragazzi, tra cui una delegazione del Liceo scientifico “Mattei” di Castrovillari e altri giovani provenienti da diverse regioni, i quali si trovavano a Dubai per progetti scolastici o simulazioni diplomatiche e il cui rientro, inizialmente previsto per i giorni scorsi, era stato sospeso a causa della chiusura dello spazio aereo. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito l’impegno del governo nel facilitare questi rientri, annunciando che per la giornata odierna sono programmati due voli commerciali speciali sempre da Mascate verso Roma Fiumicino, che porteranno a circa trecento il numero dei connazionali riportati in Italia solo in queste ore, un lavoro certosino che prosegue senza sosta in coordinamento con le ambasciate e le autorità locali.
Lo spostamento via terra e il pagamento in contanti
La strategia messa in campo dalla Farnesina si è basata sulla creazione di veri e propri corridoi terrestri, spostando gli italiani dagli Emirati Arabi verso l’Oman, unico Paese della regione da cui, in questa fase, è ancora possibile organizzare voli verso l’Europa. Un centinaio di connazionali erano già stati trasferiti nella notte tra lunedì e martedì, un movimento di persone che ha richiesto un grande sforzo logistico e che ha visto l’invio sul posto di una squadra dell’Unità di Crisi composta da diplomatici, carabinieri, finanzieri e un rappresentante della Protezione Civile, con il compito di presidiare i valichi di frontiera e assistere i viaggiatori. Non sono mancate, però, le difficoltà pratiche: diversi passeggeri del volo atterrato a Roma hanno riferito di aver dovuto pagare il biglietto in contanti, una somma che per molti si è aggirata tra i 1400 e i 1600 euro, una procedura d’emergenza che ha sollevato qualche malumore ma che è stata giustificata dalla necessità di garantire i posti in tempi rapidissimi. La preoccupazione del governo, infatti, resta alta per i numeri ancora significativi di italiani presenti nell’area, stimati in diverse migliaia tra residenti e turisti, tutti monitorati costantemente per scongiurare il pericolo di truffe o bagarinaggio sui prezzi dei biglietti in un momento di così grave crisi.




