La flottiglia per Gaza spacca la politica italiana: Malaguti attacca Hamas, Rocca critica Israele
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Redazione Interno
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L’intercettazione della Global Sumud Flotilla da parte di Israele, avvenuta nelle acque internazionali a circa 250 miglia nautiche dalla costa di Gaza, ha innescato un vivace scontro politico anche in Italia, dove le reazioni delle diverse anime della maggioranza di governo rivelano sensibilità profondamente divergenti sul conflitto mediorientale.
Da un lato, il deputato di Fratelli d’Italia Mauro Malaguti ha puntato il dito contro l’organizzazione palestinese Hamas, rea – a suo giudizio – di aver osato impartire lezioni sui diritti umani dopo aver bloccato e consegnato ai giornalisti i componenti della flottiglia stessa.
Il parlamentare, in una nota diffusa mercoledì 20 maggio, ha definito «profondamente surreale» che un movimento responsabile del massacro di 1.200 persone il 7 ottobre 2023 – tra cui circa 800 civili – si eriga a garante del rispetto dei fermati, sottolineando l’ennesimo «cortocircuito morale» di un’organizzazione che alterna proclami umanitari ad azioni di violenza estrema.
Malaguti ha però aggiunto una precisazione non secondaria: qualsiasi intervento in acque internazionali deve avvenire nel rispetto del diritto internazionale, e ai fermati va sempre garantita dignità e tutela.
Il «no» di Rocca al ministro israeliano Ben Gvir
Sull’altro fronte, a spaccare in due il campo della destra italiana ci ha pensato Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio ed ex numero uno della Croce Rossa Internazionale, il quale in passato ha visitato Gaza e i territori palestinesi proprio in veste di umanitario. Rocca ha condannato senza appello il video diffuso dal ministro della sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir, nel quale si vedevano attivisti della flottiglia – bendati e ammanettati – oggetto di scherno e derisione.
Un atteggiamento, quello del ministro, che Rocca ha giudicato «scioccante e incompatibile con i valori di una democrazia», oltre che rivelatore di una «cultura politica violenta e razzista». Le parole del governatore laziale, il quale ha dichiarato di condividere pienamente le critiche espresse dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro Guido Crosetto, hanno messo in luce le contraddizioni interne a un esecutivo che, pur schierato al fianco di Israele, non intende chiudere gli occhi di fronte a quelli che ritiene eccessi inaccettabili.
I due volti della flottiglia: tra solidarietà e legami con i Fratelli musulmani
La missione della Global Sumud Flotilla, partita dal porto turco di Marmaris lo scorso 14 maggio con oltre 400 attivisti a bordo, si è conclusa come ampiamente preventivabile: le motovedette israeliane hanno circondato e abbordato le imbarcazioni in acque internazionali, trasferendo i fermati in Israele per l’identificazione e il successivo rimpatrio. Secondo il ministero degli Esteri israeliano, l’operazione mirava a impedire la violazione del blocco navale su Gaza, definendo la flottiglia una «manovra pubblicitaria al servizio di Hamas».
Una definizione che Malaguti ha fatto propria, ricordando come l’intera operazione fosse finanziata dalla Turchia e dal network dei Fratelli musulmani (Ikhwan al muslimin), di cui Hamas rappresenta l’interfaccia armata a Gaza. Sul sito degli organizzatori, invece, i 428 fermati vengono descritti come «vittime di un rapimento» da parte di Israele, e la missione viene rivendicata come un atto di disobbedienza civile finalizzato a portare aiuti simbolici e attenzione mediatica sulla situazione umanitaria nella Striscia.
Tra i componenti della spedizione, spiccano studenti, professionisti, giornalisti e politici, molti dei quali mossi, secondo una lettura più benevola, da sincera ingenuità o da ideali utopistici.
I fermati, le sanzioni americane e le ripercussioni diplomatiche
Nel frattempo, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha deciso di colpire duramente i presunti organizzatori della spedizione, inserendo nella lista nera dei terroristi quattro individui legati alla flottiglia e accusati di sostenere attivamente Hamas. Tra questi figurano Saif Hashim Kamel Abukishe, membro del comitato organizzatore, Hisham Abdallah Sulayman Abu Mahfuz, segretario esecutivo della Popular Conference for Palestinians Abroad, e due coordinatori europei della piattaforma Samidoun.
La decisione americana – che estende le sanzioni anche all’influenza dei Fratelli musulmani a Gaza – è stata accolta con favore da Israele, mentre ha suscitato proteste tra le organizzazioni filo-palestinesi. Sul piano diplomatico, diversi paesi hanno chiesto chiarimenti a Tel Aviv. L’Indonesia, ad esempio, ha confermato che nove dei suoi cittadini presenti sulla flottiglia sono stati arrestati, tra cui tre giornalisti delle testate Republika e Tempo.
La Farnesina italiana, da parte sua, segue la vicenda attraverso i canali consolari, senza però aver per ora ufficialmente protestato, in attesa di verificare la posizione esatta dei fatti e la presenza di connazionali tra i fermati. Le associazioni per i diritti umani, infine, hanno denunciato il trattamento riservato ai detenuti – alcuni dei quali sarebbero stati picchiati durante l’abbordaggio – ma le autorità israeliane hanno respinto ogni accusa, ribadendo la legittimità del blocco navale e l’obbligo di applicarlo con la forza necessaria.




