Elia Del Grande di nuovo in fuga, i sindacati: “È il risultato del buonismo”
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Redazione Interno
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La licenza premiale, quella concessa per la santa Pasqua, si è trasformata in un’altra evasione. Elia Del Grande, il cinquantenne autore della cosiddetta “strage dei fornai” del 1998, non ha fatto rientro nella casa-lavoro delle Langhe dove, è bene ricordarlo, svolgeva attività di volontariato presso una mensa dei poveri. A dare l’allarme, con il passare delle ore senza che lui si presentasse, sono stati i gestori della struttura. Già lo scorso ottobre, da un’altra casa-lavoro nel Modenese, Del Grande era riuscito a dileguarsi per tredici giorni, prima di essere rintracciato a Cadrezzate, il suo paese d’origine in provincia di Varese. Questa volta la fuga è avvenuta dopo aver servito alla Caritas di Alba: la sera di Pasqua si è allontanato, e di lui si sono perse le tracce. Una misura di sicurezza, recentemente prorogata per un altro anno, non è bastata a trattenerlo.
La reazione dei sindacati e il “buonismo”
Non sono tardate le reazioni del mondo sindacale di polizia, che ha letto l’accaduto come una logica conseguenza di un approccio che definisce, senza troppi giri di parole, “buonista”. “È il risultato del buonismo” – hanno dichiarato, riferendosi a un sistema che, secondo loro, concede troppe fiducie a soggetti giudicati socialmente pericolosi. L’evasione, che riapre le maglie di un caso giudiziario complesso, getta ombre sull’efficacia dei permessi premio e delle misure alternative al carcere duro. Del resto, non si tratta di un detenuto comune: Del Grande scontava una condanna a trent’anni per aver sterminato un’intera famiglia.
Il dolore del sindaco e la “misericordia” del cappellano
Cristian Robustellini, sindaco di Cadrezzate, lo descrive come “un ragazzo tormentato” – e usa il presente, quasi a voler sospendere il tempo su una vicenda che non trova pace. “Questo è un libro doloroso – ha sospirato – e l’ultimo capitolo non è stato ancora scritto”. Poi il pollice che indica la direzione del cimitero, la tomba della famiglia Del Grand…, un gesto che pesa più di mille parole. Chi invece ha avuto un rapporto diretto con lui durante il periodo di lavoro volontario è il cappellano della mensa: “Ha tradito la mia fiducia” – ha dichiarato a “Vita in diretta” – senza però lasciare trasparire né rabbia né paura. “Non credo sia qui nei dintorni – ha spiegato – piuttosto, provo e proviamo misericordia”. Una frase, quest’ultima, che lascia intravedere il travaglio interiore di chi ha creduto in un recupero poi sfumato.
La compagna sarda e le ricerche nel varesotto
Rossella Piras, la compagna di Del Grande originaria della Sardegna, ha rotto il silenzio ai microfoni di “Dentro la notizia” su Canale 5. “Io non so niente – ha detto – lo sentivo quando era in carcere. Lui doveva uscire e io avevo già la valigia pronta. L’accordo era che sarebbe arrivato in Sardegna per sei mesi in vigilata”. Invece, di lui non c’è traccia. E lei si dice “preoccupata e arrabbiata”, chiedendo di non definirlo pericoloso. Nel frattempo, le ricerche si sono concentrate anche nel Varesotto, a Cadrezzate, dove i carabinieri hanno battuto palmo a palmo le zone a lui familiari. L’uomo, che ora ha cinquant’anni, era già stato ritrovato proprio lì dopo la fuga di ottobre. E chissà se il richiamo delle origini, ancora una volta, si rivelerà più forte della latitanza.




