Lo Stretto di Hormuz e l'incognita petrolio: i mercati guardano all'oro mentre le petroliere restano ferme

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L'attacco congiunto di Stati Uniti e Israele in territorio iraniano, e la conseguente risposta di Teheran che ha preso di mira installazioni militari in paesi terzi come il Bahrein e il Qatar, ha riacceso una polveriera che i mercati finanziari, già provati da dazi e politiche protezionistiche, speravano di aver disinnescato con l'ultimo giro di negoziati. Le cronache di queste ore raccontano di un paesaggio marino surreale nel Golfo Persico: centinaia di navi, tra cui almeno centocinquanta petroliere cariche di greggio e decine di metaniere con il loro carico di gas naturale liquefatto, fermi in rada al largo delle coste di Qatar, Iraq e Arabia Saudita, in attesa di capire se attraversare o meno lo Stretto di Hormuz.

La via dell'acqua diventa un imbuto per l'economia globale

Non serve essere strateghi militari per comprendere la vulnerabilità del sistema: da quel budello lungo 180 chilometri, che in alcuni punti è largo meno di quaranta, transita circa un quinto del petrolio consumato ogni giorno sul pianeta e una quota altrettanto significativa di Gnl. La chiusura, anche solo parziale, decretata di fatto dai Pasdaran – i quali hanno dichiarato quelle acque “non più sicure” – non è ancora un blocco navale vero e proprio, ma l'effetto psicologico sui trader è stato immediato e devastante. Le compagnie di navigazione, di fronte al rischio di vedere le proprie navi coinvolte in azioni militari o, peggio, di finire in mezzo a una rappresaglia, preferiscono tenere le proprie flotte al riparo. E mentre le assicurazioni ritirano le coperture per i transiti in area rossa, il prezzo del greggio, che già aveva scontato le tensioni nelle settimane precedenti, si prepara a un balzo che molti analisti vedono proiettato verso quota cento dollari al barile. Uno scenario, questo, che rischia di riaccendere l'inflazione proprio mentre le banche centrali di mezzo mondo tentavano faticosamente di riportarla a livelli fisiologici.

Le crepe nel sistema energetico e la fuga verso il metallo giallo

Di fronte a un'impennata dei prezzi dell'energia, che colpirebbe prima di tutto l'Asia – basti pensare che Cina e India assorbono la stragrande maggioranza del Gnl qatariota -5 –, l'effetto domino sull'economia reale sarebbe inevitabile. I costi di produzione lieviterebbero, le catene di approvvigionamento, già in affanno, subirebbero nuovi ritardi e il potere d'acquisto delle famiglie, sia in Europa che negli Stati Uniti, ne risentirebbe. Ed è in questo quadro di incertezza radicale, dove l'unica certezza è l'imprevedibilità delle prossime mosse di Donald Trump – il quale ha riportato la Casa Bianca a una politica di massima pressione –, che gli investitori stanno operando una scelta chiara. Il disinvestimento dalle azioni, considerate troppo volatili in questo clima, sta trovando un contrappeso naturale nell'oro. Il metallo prezioso, che già da mesi veleggiava su quotazioni record, ha superato stabilmente la soglia dei cinquemiladuecento dollari l'oncia, con proiezioni che per fine anno lo vedono volare verso i seimila.

Il riallineamento degli investimenti tra paura e strategia

Non si tratta più solo di speculazione, ma di una vera e propria riallocazione dei capitali in cerca di un porto sicuro. Le banche centrali, a partire da quella cinese che non smette di accumularne da mesi, stanno acquistando oro a ritmi sostenuti, quasi a volersi smarcare da un sistema monetario sempre più dipendente dalle scelte della Federal Reserve e da un dollaro la cui egemonia, in periodi di sanzioni e guerre commerciali, inizia a mostrare qualche crepa. Nel frattempo, dalle acque del Golfo non arrivano segnali di distensione. L'Iran, che pure ha un'economia in ginocchio e un regime che difficilmente sopravvivrebbe a un blocco totale delle proprie esportazioni, gioca la carta del caos. La percezione del pericolo, in Borsa, conta quanto la realtà oggettiva: e finché le petroliere rimarranno ferme a centinaia sotto il sole del Medio Oriente, il prezzo del petrolio e quello dell'oro continueranno a danzare insieme, alimentandosi a vicenda in una spirale che tiene il mondo con il fiato sospeso.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.