Saviano contro la querela di La Russa a Ponzani: «È intimidazione»
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Redazione Interno
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Roberto Saviano è intervenuto sulla querela annunciata da Ignazio La Russa contro la storica Michela Ponzani, sostenendo che una denuncia proveniente dalla seconda carica dello Stato sia, di fatto, «intimidazione». Lo scrittore prende posizione nello scontro nato a Otto e mezzo, dove la studiosa aveva ricordato il ruolo del presidente del Senato in una manifestazione milanese degli anni Settanta finita con la morte di un poliziotto.
Che cosa ha detto Ponzani a Otto e mezzo
Tutto parte dalla puntata del 22 ottobre su La7, quando la professoressa ha richiamato il corteo di Milano del 12 aprile 1973, passato alla storia come il «giovedì nero». La manifestazione era stata organizzata dal Movimento sociale italiano e dal suo movimento giovanile, il Fronte della Gioventù, di cui La Russa era all'epoca segretario per la Lombardia, e si svolse nonostante il divieto delle autorità. Durante gli scontri morì l'agente Antonio Marino, 22 anni, colpito da una bomba a mano.
Lunedì 26 ottobre la storica è tornata in trasmissione per rispondere all'annuncio dell'azione legale. Ha chiuso l'intervento con una frase destinata a rimbalzare sui social: «Non mi scuso. E anzi, mi chiami professoressa». Secondo quanto da lei stessa riferito, si è già rivolta a un legale, l'avvocato Fabio Anselmo, per valutare a sua volta un'iniziativa giudiziaria.
La replica di La Russa e la ricostruzione di quel giorno
Il presidente del Senato ha risposto con un video su Instagram, nel quale ribadisce la propria estraneità ai fatti e sostiene che la violenza vada sempre condannata. Il 24 ottobre aveva definito le parole della storica «gravemente lesive» e annunciato che avrebbe agito in giudizio contro chiunque colleghi il suo nome alla morte di Marino. La questione posta in trasmissione, cioè la presenza di La Russa alla testa di un corteo vietato, non ha però ricevuto una risposta nel merito.
Le ricostruzioni giornalistiche sulla giornata concordano sui punti essenziali: Marino perse la vita in via Bellotti e altri dodici agenti rimasero feriti. A lanciare l'ordigno fu il giovane neofascista Vittorio Loi, figlio dell'ex campione di pugilato Duilio Loi, arrestato insieme a Maurizio Murelli e poi condannato. Le indagini accertarono che le bombe a mano erano state procurate da ambienti dell'estrema destra milanese.
Il nodo della querela di un'alta carica contro una studiosa
Al centro dell'intervento di Saviano c'è il rapporto di forza tra chi ricopre un incarico istituzionale di primo piano e una studiosa che cita fatti storici documentati. A suo giudizio, una querela di questo tipo non serve a tutelare la reputazione di chi la presenta, ma a scoraggiare chi racconta il passato in pubblico. La stessa lettura circola tra diversi commentatori, che hanno criticato l'idea di portare in tribunale una storica per un'affermazione fatta in televisione.
Ponzani insegna e si occupa di storia contemporanea, in particolare di fascismo, guerra e Resistenza, e frequenta abitualmente i programmi di approfondimento televisivo. Anche per questo la sua replica del 26 ottobre, rivendicando il titolo accademico davanti alle telecamere, è stata ripresa da molte testate.
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