Afd verso il trionfo in Sassonia-Anhalt, il piano nascosto e il modello Trumpiano che spaventa la Germania

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La campagna elettorale in Sassonia-Anhalt è entrata nel vivo e il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (Afd) si appresta a raccogliere i frutti di una strategia studiata nei minimi dettagli. Domenica, per la prima volta nella storia del Land, il movimento guidato dalla corrente più radicale potrebbe ottenere la maggioranza assoluta dei seggi nel parlamento regionale, un evento che segnerebbe uno spartiacque per la politica tedesca e che getterebbe ombre lunghe sul fragile equilibrio della coalizione guidata dal cancelliere Friedrich Merz.

A sostenere l'ascesa del partito non è solo il malcontento popolare, ma un vero e proprio progetto di conquista delle istituzioni, un piano che negli ultimi mesi ha preso forma grazie al lavoro di figure come Ulrich Siegmund, il volto rassicurante e iperconnesso sui social dell'Afd, capace di attrarre consensi oltre la tradizionale base elettorale dell'estrema destra.

Il piano di Afd e il miraggio del Project 2025

Dietro l'apparente normalità della campagna di Siegmund, che si presenta come l'uomo nuovo capace di interpretare le ansie della classe media, si cela un programma molto più ambizioso e radicale di quanto si possa immaginare. L'obiettivo dichiarato dai vertici del partito non è semplicemente quello di vincere le elezioni, bensì di occupare i gangli dell'amministrazione pubblica, sostituendo i funzionari di carriera con dirigenti politicamente allineati e smantellando quello che loro definiscono il "sistema" delle élite progressiste.

Un modello che, come raccontano gli analisti, guarda con estremo interesse al Project 2025, il controverso manifesto elaborato dall'ala più conservatrice del Partito Repubblicano negli Stati Uniti per ridefinire lo Stato federale in caso di vittoria di Donald Trump, il quale è tornato alla Casa Bianca ormai da più di un anno. La strategia prevede una profonda epurazione degli apparati statali, un rafforzamento dei poteri dell'esecutivo a discapito del parlamento e una revisione delle politiche migratorie e climatiche che farebbe immediatamente tremare l'Unione Europea.

In Sassonia-Anhalt, laboratorio politico di questa svolta autoritaria, l'Afd ha già iniziato a tessere le fila del suo potere futuro, piazzando uomini di fiducia in posizioni chiave all'interno dei ministeri locali e delle società partecipate, in attesa che il voto di domenica sancisca il loro definitivo ingresso nella stanza dei bottoni.

La strategia comunicativa di Siegmund è studiata per non allarmare l'elettorato moderato: nei suoi comizi evita i toni aspri del passato, preferendo un linguaggio da manager che promette efficienza e giustizia sociale, ma il sottotesto del suo messaggio è inequivocabile e mira a delegittimare gli avversari politici, dipingendoli come nemici del popolo e della libertà d'impresa.

Questa doppia anima, fatta di rassicurazione formale e radicalità sostanziale, sta premiando il partito nei sondaggi, portandolo a sfiorare quel fatidico 50% che gli consentirebbe di governare senza la necessità di alleanze con i partiti tradizionali, i quali hanno già escluso a priori qualsiasi forma di collaborazione.

Primarie sì, primarie no, e la frustrazione degli imprenditori

Il dibattito politico, tuttavia, non è solo incentrato sull'avanzata dell'Afd, ma anche sulle modalità con cui i partiti democratici intendono reagire a questa minaccia. All'interno della stessa coalizione di governo, come pure tra le fila dell'opposizione, si sta facendo largo l'idea che per contrastare l'onda lunga del populismo sia necessario un ricambio generazionale e un rinnovamento della classe dirigente, passando attraverso le primarie per la scelta dei candidati.

Alcuni esponenti del Partito Socialdemocratico (Spd) e dei Verdi spingono per un'apertura degli organi decisionali alla base militante, nella speranza di riconquistare quella fiducia perduta nelle periferie e nelle aree rurali, dove l'Afd macina consensi in modo impressionante. Dall'altra parte, i più scettici sottolineano come le primarie, anziché favorire la moderazione, possano alimentare ulteriormente le fratture interne e rendere i partiti ancora più vulnerabili agli attacchi dell'estrema destra, che già sfrutta ogni divisione per raccontare la crisi della democrazia rappresentativa.

In questo contesto di incertezza e fibrillazione, emerge con chiarezza il punto di vista del mondo produttivo, un osservatorio privilegiato per comprendere le ragioni profonde del successo dell'Afd. Thomas Brockmeier, amministratore delegato della Camera di commercio e dell'industria di Halle-Dessau, dopo aver concluso quasi trentacinque interviste in un solo mese con imprenditori locali, ha tracciato un quadro impietoso della situazione.

Secondo Brockmeier, che a Magdeburgo ha partecipato a una serie di incontri sul futuro dell'economia regionale, gli imprenditori che si riconoscono nell'Afd non lo fanno per condivisione ideologica delle posizioni più estreme del partito, né tantomeno per un'adesione convinta al neonazismo, ma spinti da una frustrazione crescente verso le politiche economiche del governo federale.

La burocrazia asfissiante, i costi energetici alle stelle e la mancanza di una strategia chiara per la transizione green stanno portando molti piccoli e medi industriali a votare con rabbia, considerando l'Afd come l'unica forza politica in grado di smantellare gli ostacoli alla crescita, anche a costo di mettere a repentaglio le alleanze internazionali e la stabilità democratica del paese.

Il ballottaggio e l'incognita climatica: i fattori che tengono in ostaggio Merz

Il sistema elettorale tedesco, con la sua complessa ingegneria istituzionale, prevede che la governabilità passi necessariamente attraverso il meccanismo del ballottaggio nei collegi uninominali e la formazione di coalizioni post-elettorali. Questa architettura, che in passato ha garantito stabilità e moderazione, oggi rischia di trasformarsi in un boomerang per i partiti cosiddetti "democratici", costretti a inseguire il voto dell'elettorato moderato per evitare che l'Afd conquisti la cancelleria regionale.

L'elogio del ballottaggio, spesso avanzato da costituzionalisti e politologi come antidoto alla frammentazione, si scontra con la realtà di un elettorato sempre più polarizzato, dove il voto utile e il voto di protesta si confondono in un miscuglio esplosivo.

Il fragile governo di Friedrich Merz, già messo a dura prova dalle divergenze interne sulla politica fiscale e sul sostegno all'Ucraina, osserva con apprensione ciò che accade in Sassonia-Anhalt, consapevole che una sconfitta elettorale di tali proporzioni potrebbe innescare una crisi di governo a livello federale, alimentando le correnti più oltranziste all'interno della stessa Unione Democratico Cristiana (Cdu).

A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge l'incognita climatica, un tema che sta dividendo profondamente il paese e che nelle regioni orientali come la Sassonia-Anhalt assume contorni drammatici. Le recenti ondate di calore e la siccità che ha colpito le campagne agricole hanno riacceso il dibattito sulle politiche ambientali del governo, con l'Afd che cavalca il malcontento degli agricoltori e degli allevatori, presentandosi come il partito del "buon senso" contro il "fanatismo green" dei Verdi.

La narrazione dell'estrema destra, che dipinge la transizione ecologica come un progetto ideologico calato dall'alto per impoverire le famiglie e chiudere le fabbriche, sta facendo breccia in un elettorato che vede nel cambiamento climatico una minaccia lontana, ma che percepisce come immediato il caro bollette e i sacrifici economici richiesti per la decarbonizzazione.

Questo fronte caldo si intreccia con la questione migratoria e con la crescente ostilità verso le istituzioni europee, creando un humus perfetto per la propaganda dell'Afd, che promette di rinazionalizzare le politiche energetiche e di bloccare le importazioni di grano dall'Ucraina per proteggere i produttori locali.

La Serbia, Zelensky e la nuova geopolitica dell'est Europa

Lo sguardo dell'Afd, tuttavia, non è rivolto solo alle questioni interne o alle dinamiche di potere in Sassonia-Anhalt, ma si allarga a comprendere una visione geopolitica alternativa, che trova nel nazionalismo illiberale di alcuni paesi dell'est Europa un punto di riferimento ideale. In questo contesto, i rapporti con la Serbia e le posizioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky rappresentano due tasselli fondamentali per comprendere la strategia internazionale del partito.

L'Afd ha sempre manifestato una spiccata simpatia per la Russia di Vladimir Putin, giustificata da una presunta necessità di dialogo con Mosca per garantire la pace e la stabilità energetica del continente, una posizione che la mette in aperto conflitto con l'alleanza atlantica e con il sostegno militare all'Ucraina.

La retorica del partito si concentra spesso sulla critica alle sanzioni contro la Russia, ritenute dannose per l'economia tedesca, e sulla richiesta di un immediato cessate il fuoco che, di fatto, legittimerebbe le conquiste territoriali di Mosca e la spartizione dell'Ucraina tra le potenze regionali.

Le recenti dichiarazioni di Zelensky, che ha più volte messo in guardia l'Europa sui rischi di una vittoria delle destre radicali, definendo l'Afd una "quinta colonna" del Cremlino, hanno alimentato un aspro dibattito nella campagna elettorale tedesca. L'Afd ha risposto accusando il leader ucraino di ingerenza nella politica interna e di voler trascinare la Germania in una guerra per procura contro gli interessi nazionali, cavalcando così l'onda del pacifismo strumentale che trova consenso soprattutto tra gli elettori più anziani e nelle aree ex-comuniste dell'est.

L'ombra della Serbia, paese tradizionalmente alleato di Mosca e in procinto di entrare nell'Unione Europea, rappresenta per l'Afd un modello di sovranismo alternativo da esportare nel cuore dell'Europa, un esempio di come un paese possa sfidare le direttive di Bruxelles senza subire conseguenze politiche ed economiche devastanti.

In questo scenario, il voto di domenica in Sassonia-Anhalt non sarà solo un test per la tenuta democratica della Germania, ma anche un segnale per l'intero continente, un campanello d'allarme che rischia di risuonare forte e chiaro nei palazzi del potere di Bruxelles e Berlino, mentre l'estrema destra si prepara a scrivere un nuovo, inquietante capitolo della sua storia politica.

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