Dalla Germania indicazioni per il popolarismo europeo: il caso Sassonia-Anhalt e le sfide per la Cdu

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le elezioni municipali in Bassa Sassonia hanno consegnato un risultato che, pur con qualche punto in meno rispetto al passato, vede la Cdu mantenere la prima posizione con il 27,7 per cento delle preferenze, seguita dalla Spd al 24,5 per cento e da un'AfD in netta ascesa al 16,5 per cento, tallonata da vicino dai Verdi al 13,6 per cento.

Il dato, ampiamente analizzato, si intreccia con il voto in Sassonia-Anhalt di due settimane prima, dove l'Alternative für Deutschland ha conquistato il 43,8 per cento dei suffragi, più che raddoppiando il risultato del 2021 e infliggendo alla Cdu un dimezzamento dal 37,1 al 17,2 per cento.

Il quadro politico tedesco e le sue implicazioni

La Sassonia-Anhalt, come tutti i nuovi Länder dell'ex Germania orientale, presenta una struttura economica e sociale che rende il terreno particolarmente fertile per il malcontento. La partecipazione elettorale ha toccato il 77,8 per cento, un record dalla riunificazione, segno di una mobilitazione che ha premiato soprattutto le formazioni antisistema.

Alle spalle dell'AfD, la Spd si è fermata al 9,3 per cento, i Verdi all'8,9 per cento e la Linke all'8,6 per cento, mentre l'Fdp è rimasto fuori dal parlamento regionale con il 2,6 per cento e il Bsw di Sahra Wagenknecht ha superato di misura la soglia del 5 per cento.

Il successo dell'AfD in Sassonia-Anhalt non è un episodio isolato. La formazione di estrema destra ha triplicato i consensi anche in Bassa Sassonia, dove nelle comunali è passata dal 4,6 al 15,9 per cento, con un balzo che la colloca stabilmente come terza forza nel panorama politico locale. Il dato assume un peso particolare se si considera che in entrambi i Länder l'ufficio per la protezione della Costituzione classifica le sezioni regionali dell'AfD come sicuramente di estrema destra.

Le difficoltà della Cdu e la leadership di Merz

Per il cancelliere Friedrich Merz, i numeri delle ultime settimane delineano un quadro complesso. Secondo un sondaggio condotto dall'istituto Insa per il quotidiano Bild, il 78 per cento dei tedeschi ritiene che Merz non sia più adatto a ricoprire la carica di cancelliere, mentre solo il 14 per cento esprime un giudizio positivo. Il calo della fiducia è progressivo: a metà del 2025 oltre il 30 per cento degli intervistati valutava positivamente il suo operato.

Il malcontento attraversa anche l'elettorato conservatore, con il 58 per cento dei sostenitori della Cdu che non considera Merz all'altezza del ruolo.

La debolezza della leadership federale si riflette sulle prospettive elettorali nei Länder. In Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove si vota il 20 settembre insieme a Berlino, i sondaggi attribuiscono alla Cdu appena il 6-7 per cento, un valore pericolosamente vicino alla soglia di sbarramento del 5 per cento.

La Spd della governatrice uscente Manuela Schwesig è data al 37 per cento, tallonata dall'AfD al 36 per cento, in un testa a testa che si gioca soprattutto sulla popolarità personale della leader socialdemocratica, apprezzata dal 61 per cento degli elettori come futura ministra-presidente.

Le ragioni di un consenso

L'analisi del voto in Sassonia-Anhalt evidenzia una correlazione tra il successo dell'AfD e le condizioni socio-economiche degli elettori. Secondo i dati della Forschungsgruppe Wahlen, tra gli elettori con licenza media il 57 per cento ha scelto l'AfD, una percentuale che scende al 24 per cento tra i laureati. Tra gli operai il consenso raggiunge il 59 per cento, e sale al 65 per cento tra coloro che giudicano negativamente la propria situazione finanziaria.

Non si tratta soltanto di percezioni: in Sassonia-Anhalt il reddito medio e le opportunità occupazionali restano significativamente inferiori alla media nazionale, un divario che alimenta un senso di esclusione e di abbandono da parte dei partiti tradizionali.

La capacità dell'AfD di mobilitare questo malcontento si fonda su un meccanismo collaudato: la costruzione di un nemico esterno, identificato nei migranti e nelle élite politiche, e la promessa di una rivalsa identitaria. Il linguaggio della formazione di Ulrich Siegmund, candidato presidente in Sassonia-Anhalt, descrive i migranti come "invasori" e presenta la politica come una difesa esistenziale della comunità nazionale.

Nella sede dei Verdi di Halle, il neodeputato regionale Mamad Mohammad, arrivato in Germania trent'anni fa come profugo siriano, ha commentato con amarezza il paradosso di essere fuggito da un regime e di ritrovarsi oggi a confrontarsi con una simile retorica nel Paese che lo ha accolto.

Il voto in Sassonia-Anhalt e le sue ricadute sui cristiano-democratici tedeschi offrono elementi di riflessione per il popolarismo europeo. La tenuta della Cdu in Bassa Sassonia, dove resta prima forza pur perdendo consensi, indica che il radicamento territoriale e il governo locale costituiscono ancora un argine, seppur eroso.

La sfida per i partiti di ispirazione cristiano-democratica non si gioca soltanto sul piano dei programmi, ma sulla capacità di interpretare un disagio che attraversa le periferie industriali e le aree rurali, dove la globalizzazione ha lasciato ferite profonde e la politica tradizionale appare distante.

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