Kaufman e la rissa da Starbucks nel centro di Roma: la polizia non intervenne
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Redazione Interno
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Le urla, i dipendenti della caffetteria che corrono verso i piani superiori, un uomo disteso a terra con una ferita alla nuca. «Era sporco di sangue, macchiava anche il vestitino della figlia e la maglietta della ragazza che era con loro», ha raccontato il responsabile dello Starbucks di piazza San Silvestro ai carabinieri. Un episodio violento, quello del 3 giugno, che ora si lega a un’indagine ben più oscura: il duplice omicidio di Villa Pamphili, in cui sono coinvolti Francis Kaufmann, la compagna Anastasia Trofimova e la loro bambina di undici mesi.
Quel giorno, Kaufmann – il 46enne californiano arrestato con l’accusa di aver ucciso la figlia e sospettato della morte della donna – fu coinvolto in una rissa all’interno del locale. Le immagini del video di sorveglianza, esaminate dagli investigatori, mostrano chiaramente l’aggressione e le sue conseguenze: l’uomo, semi svenuto, con una ferita alla testa, mentre Anastasia era ancora al suo fianco. Eppure, nonostante la gravità della situazione, la polizia non intervenne, perdendo l’occasione di identificarlo prima che la tragedia si consumasse.
La Trofimova, 28 anni, fu uccisa tra la sera del 3 giugno e la mattina del 4, poco dopo l’episodio in caffetteria. Il suo corpo, come quello della bambina, fu ritrovato il 7 giugno nel parco. Un caso che si è dipanato tra omissioni e coincidenze inquietanti, incluso il fatto che Kaufmann, già noto con lo pseudonimo di Rexal Ford, avesse alle spalle un passato turbolento.
Dall’altra parte dell’oceano, intanto, la famiglia Kaufman reagiva con sgomento alle notizie. «Hai letto i giornali? Parlano di Charlie», disse uno dei fratelli a Penelope, la sorella, mentre le voci si incrinavano per l’emozione. Un crollo improvviso, quello di una famiglia che ora si ritrova travolta da un incubo lontano dai riflettori di Hollywood, dove un tempo Charles Francis aveva provato a costruirsi una carriera.




