Gli ultimi giorni di Kaufman in un videoracconto: il pugno allo Starbucks, la scomparsa di Anastasia e Andromeda, poi la fuga verso la Grecia
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Redazione Interno
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Una telecamera all’ingresso di un mercato rionale ormai chiuso, le immagini nitide di una caffetteria Starbucks nel centro di Roma e poi, in sequenza, i filmati sgranati delle stazioni, dei tabelloni degli aeroporti, degli sportelli bancari automatici e delle strade attorno a largo di Torre Argentina. Centinaia di fotogrammi, raccolti dagli investigatori, catalogati uno dopo l’altro con certosina pazienza e ora depositati agli atti del processo che vede Francis Charles Kaufman alla sbarra. È un film senza audio, questo, un montaggio silenzioso di movimenti, di entrate e uscite di campo, di apparizioni improvvise e di altrettanto improvvise sparizioni: è la ricostruzione visiva delle ultime ore di libertà del 46enne californiano – conosciuto anche con il nome falso di Rexal Ford – prima che la sua vita, e quella della compagna Anastasia Trofimova e della piccola Andromeda, precipitasse nell’orrore di Villa Doria Pamphili.
Il litigio allo Starbucks e l’ultima immagine di famiglia
La sequenza proiettata in aula prende avvio il 3 giugno del 2025, alle 18 e 5 minuti, quando le telecamere interne dello Starbucks di piazza San Silvestro inquadrano la famiglia mentre varca la soglia del locale: ci sono tutti, Kaufman, Anastasia e la bambina che non ha ancora compiuto un anno. Si siedono, consumano, ma a un certo punto – lo si vede bene nei fotogrammi – nasce una discussione con un altro cliente; Kaufman si alza di scatto, afferra l’uomo per la maglietta, ma il ragazzo, di fisico atletico, si libera con una mossa secca, arretra di un passo e poi colpisce: un pugno secco, e Kaufman crolla a terra, rimanendo immobile e privo di sensi. È Anastasia a chinarsi su di lui, mentre altri avventori accorrono; quando l’americano si rialza ha il volto coperto di sangue, non proferisce parola, prende la bambina e lascia il locale. Un’ora più tardi, alle 19 e un minuto, un’altra telecamera li intercetta in via di Torre Argentina: Anastasia tiene Andromeda in braccio e camminano uno accanto all’altra. Sarà l’ultimo fotogramma in cui la famiglia compare ancora unita, perché da quel momento, stando alla ricostruzione degli inquirenti, della donna si perdono le tracce – uccisa, secondo l’accusa, poche ore dopo.
Da solo con la bambina: i giorni prima del delitto
Passano due giorni, ed è il 5 giugno quando le telecamere tornano a registrare Kaufman: nel primo pomeriggio è davanti a una banca di via Giuseppe Gioacchino Belli, da solo con la piccola; attraversa la strada, svolta dietro una curva e un motorino li sfiora per pochi centimetri. Quel medesimo pomeriggio, intorno alle 18 e 30, nella zona di largo di Torre Argentina, scatta anche l’ennesimo controllo di polizia: Kaufman è ubriaco, ha con sé solo la bambina, e alcuni degli agenti, che pure l’avevano visto in compagnia di Anastasia in un controllo precedente, non pongono domande né avviano verifiche; l’uomo viene lasciato andare. È questa una delle ultime immagini in cui Andromeda appare ancora in vita. La sera del 5 giugno, alcune testimonianze riferiranno, la piccola sarebbe stata uccisa; due giorni più tardi, le telecamere del mercato di San Silverio lo mostrano mentre si aggira da solo tra le bancarelle serrate, e la sera compare alla stazione Tiburtina con un trolley al seguito. Il 9 giugno è di nuovo in via di Torre Argentina, trascinando la stessa valigia, finché l’11 giugno, all’alba, i varchi di sicurezza dell’aeroporto di Fiumicino lo immortalano ai controlli: indossa un cappellino, passa per la corsia priority, ma il trolley non c’è più.
La fuga in Grecia e il processo che si complica
Di lì a poco si imbarcherà su un volo diretto a Skiathos, in Grecia, dove atterrerà e verrà ripreso prima al bar dell’aeroporto e poi per le strade dell’isola, fino all’arresto. Se le immagini restituiscono la geografia precisa di quegli ultimi giorni, ciò che resta fuori campo è il movente, le ragioni – se mai ve ne siano – che possano spiegare perché un uomo uccida la compagna e la figlia di neanche un anno. Nel frattempo, la Corte d’Assise di Roma ha disposto una perizia psichiatrica per valutare se Kaufman sia in grado di affrontare il processo: la difesa ne aveva fatto richiesta, segnalando un deterioramento delle condizioni mentali dell’imputato, che in udienza spesso non si presenta o si abbandona a monologhi sconnessi, e i periti avranno trenta giorni di tempo per depositare la loro relazione. Nelle more, in aula sono stati ascoltati gli investigatori che hanno ricostruito la cosiddetta “messinscena” – i corpi delle vittime furono trovati nudi, occultati tra i rovi del parco per renderne difficile l’identificazione – e che hanno riferito di una segnalazione al 112, giunta la notte tra il 6 e il 7 giugno da parte di un ragazzo che aveva visto un uomo con una bambina in braccio entrare a Villa Doria Pamphili, segnalazione alla quale non seguì alcun intervento.




