Il Tesoro chiude gennaio con l'asta da 8,5 miliardi, mentre i mercati aspettano il verdetto S
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Redazione Economia
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L'appetito per il debito pubblico italiano mostra segni di robustezza, in un contesto di spread Btp-Bund compresso ai minimi da settembre 2008, attestato intorno ai 60 punti base. Questo scenario di relativa calma, che molti osservatori attribuiscono a una domanda sostenuta, precede un appuntamento atteso dagli investitori: il prossimo verdetto di Standard & Poor's sul rating dell'Italia, previsto per venerdì 30 gennaio, per il quale l'agenzia non ha annunciato alcuna intenzione di modifica né del giudizio BBB+ né dell'outlook stabile. In tale quadro, le operazioni del ministero dell'Economia e delle Finanze procedono senza intoppi, come dimostrato dal recente collocamento, avvenuto martedì 27 gennaio, di tre miliardi di euro in Btp a due anni. L'emissione, che rappresenta la prima tranche del Btp short term in scadenza il 28 febbraio 2028, è stata piazzata al massimo della forchetta prevista, con un rendimento che si è assestato al 2,26%, registrando un aumento di otto punti base rispetto all'asta analoga precedente.
L'emissione dei trent'enni e il focus sul medio-lungo termine
Parallelamente all'operazione sul breve termine, il Tesoro ha provveduto a testare la domanda anche sulla parte più lunga della curva dei rendimenti. Nella stessa giornata, infatti, è stata collocata con successo la seconda tranche di un Btp indicizzato all'inflazione europea con scadenza trentennale, il 15 maggio 2056. Anche in questo caso, l'emissione ha raggiunto il tetto massimo della forchetta annunciata, portando nelle casse dello Stato un miliardo di euro, a fronte di una cedola annua lorda fissata al 2,55%. Queste operazioni, che hanno visto un'adesione degli investitori giudicata soddisfacente dal dipartimento del debito pubblico, fungono da prologo alla chiusura delle aste del mese, in programma per mercoledì 29 gennaio.
L'ultima asta del mese: i dettagli tecnici
Il ministero dell'Economia e delle Finanze ha infatti ufficializzato il calendario per quella che sarà l'ultima emissione di gennaio, un appuntamento che mobiliterà risorse per un importo complessivo offerto fino a otto miliardi e mezzo di euro. Nel dettaglio, l'asta vedrà il collocamento simultaneo di tre diverse linee di titoli di Stato: un Btp con scadenza a cinque anni, uno con scadenza a dieci anni e una quota di CCTeu, ovvero Certificati di Credito del Tesoro indicizzati all'Euribor semestrale. L'operazione, come di consueto gestita dalla direzione del debito pubblico di via XX Settembre, rappresenta un test significativo per la capacità di assorbimento del mercato nel segmento del medio-lungo periodo, in un momento particolarmente sensibile a causa dell'imminente decisione dell'agenzia di rating.
Il contesto e le preferenze del mercato
In questa fase, alcune principali istituzioni finanziarie hanno iniziato a delineare le proprie preferenze tra le varie scadenze disponibili. Tra queste, Unicredit ha indicato come titolo favorito, in vista dell'asta del 29 gennaio, proprio il Btp a cinque anni, segnalando un interesse specifico per quella porzione della curva dei rendimenti. Questa indicazione, che riflette una lettura della domanda degli investitori istituzionali, arriva mentre lo spread con i Bund tedeschi permane su livelli eccezionalmente contenuti, un fattore che, se da un lato alleggerisce il costo del rifinanziamento per l'erario, dall'altro introduce un elemento di attesa e di potenziale volatilità in prossimità del giudizio di S&P. L'andamento dell'ultima asta del mese sarà dunque osservato con particolare attenzione, poiché offrirà un'istantanea della fiducia dei mercati nella sostenibilità del debito italiano alla vigilia di un evento ritenuto cruciale dagli analisti.




