È morto Giancarlo Cauteruccio, regista che smontò le poltrone del teatro tradizionale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La sua opera di scomposizione della forma teatrale canonica trovò, a partire dal 1992, la sua dimora naturale nel Teatro Studio di Scandicci, di cui fu direttore artistico per tre decenni. Lì, Cauteruccio realizzò compiutamente il suo manifesto estetico: smantellare, letteralmente, ciò che definiva il "teatro tradizionale", ovvero quello spazio di poltrone comode in cui si annega in una funzione passiva. Al loro posto concepì un luogo aperto, un quadrilatero dinamico delimitato da grandi pedane oblique che diventavano, di volta in volta, palcoscenici, superfici per proiezioni o territori per il dell'attore. Trasformò quel teatro in un laboratorio permanente di sperimentazione, formazione e scambio internazionale, guidandolo lontano da ogni routine.
La sua carriera, del resto, era iniziata all'insegna della contaminazione e della furia creativa degli anni Ottanta. Agli esordi, nella Firenze underground, collaborò con i Litfiba nella mitica cantina di via de' Bardi, contribuendo a forgiare, attraverso la sua sensibilità visiva, quell'immaginario che avrebbe segnato un'intera stagione culturale della città. Da quel crogiolo di energie nacque, come evoluzione naturale, la Compagnia Krypton, da lui fondata e divenuta uno dei pilastri più influenti del teatro di ricerca italiano. Con Krypton, Cauteruccio esplorò le potenzialità della tecnologia e della videoarte in scena, anticipando tendenze e formando generazioni di artisti.




