Tribunali italiani a rischio paralisi, migliaia di precari in sciopero
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Redazione Interno
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La stabilità della giustizia italiana, che già naviga in acque agitate per la cronica carenza di organico, è minacciata da un’incognita di non poco conto: il destino di dodicimila funzionari assunti con i fondi del Pnrr, il cui contratto – com’è noto – è destinato a scadere nel giugno del 2026. Una situazione che, se non affrontata con tempestività, rischia di bloccare interi tribunali, come dimostrano le proteste che stanno sorgendo in tutta la penisola.
Ad Arezzo, per fare un esempio, il personale a termine costituisce quasi la metà della forza lavoro del palazzo di giustizia: si tratta di quaranta unità, tra cui trentasei funzionari, un operatore data entry e tre tecnici, su un organico totale che ne conta appena centosei. Numeri che da soli spiegano il perché del timore di un collasso, qualora queste risorse, ormai indispensabili dopo oltre tre anni di servizio, dovessero venire meno. Una prospettiva che getta nell’incertezza altrettante famiglie.
Proteste analoghe si sono registrate a Bari, dove i precari della giustizia, riuniti in assemblea il 16 settembre davanti alla Prefettura insieme alla Fp Cgil, hanno scioperato per denunciare quella che definiscono «l’inerzia del governo». La loro richiesta è chiara e urgente: la stabilizzazione totale. Al momento, le intenzioni dell’esecutivo – stando a quanto trapelato – sembrerebbero orientate a confermare solo seimila di queste posizioni, ovvero la metà degli attuali occupanti.




