La nuova Formula 1, quella dei sorpassi facili ma artefatti, non piace a nessuno: la Fia pronta a cambiare le regole già dopo la Cina
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Redazione Sport
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La prima gara della stagione, andata in scena domenica scorsa sul circuito di Albert Park, doveva essere la vetrina mondiale per il nuovo corso tecnico della Formula 1, ma si è trasformata nel palcoscenico di un malcontento generale che, di questi tempi, raramente si era visto nel paddock. Il problema, emerso in tutta la sua evidenza, non risiede tanto nella quantità di sorpassi – ben centoventi contro i quarantacinque dell’edizione 2025, un dato che la Federazione aveva inizialmente sbandierato come un successo – quanto piuttosto nella loro natura, giudicata da piloti e addetti ai lavori come estremamente artificiale, quasi fossero usciti da un videogioco più che da una gara automobilistica vera. La gestione dell’energia, con il nuovo bilanciamento al cinquanta per cento tra motore termico ed elettrico, sta imponendo ai piloti una tattica di guida così ossessiva da relegare in secondo piano il talento puro alla guida, costringendoli a ragionare più come ingegneri di volo che come gladiatori dell’asfalto. E così, mentre le Mercedes di George Russell e Andrea Kimi Antonelli volavano letteralmente, gran parte del resto dello schieramento si è trovata a fare i conti con una realtà ben diversa, fatta di vetture che in certi tratti del rettilineo devono addirittura rallentare per ricaricare le batterie, un paradosso che ha scatenato l'ira di molti.
Il nodo della potenza, tra sorpassi “mario kart” e partenze al rallentatore
Il cuore del contendere, spiegano gli analisti tecnici, risiede nella filosofia stessa di questi nuovi propulsori, che hanno eliminato la complessa e costosa MGU-H per semplificare i regolamenti, ma hanno lasciato pressoché invariata la capacità della batteria rispetto al ciclo precedente, triplicando al contempo la potenza elettrica erogabile. Il risultato, come si è visto a Melbourne – uno dei tracciati più difficili per quanto riguarda i consumi e la frenata – è che i piloti si trovano a dover dosare l'energia come se fossero in una Formula E potenziata, con sorpassi che avvengono principalmente perché chi è dietro ha attivato la modalità di “overtake” e dispone di un surplus energetico negato a chi precede, creando un effetto altalena che ha dell'incredibile. Ne è un esempio lampante il duello iniziale tra Russell e Charles Leclerc, una serie di sorpassi e controsorpassi che hanno esaltato il pubblico meno attento, ma che agli occhi degli esperti sono apparsi come una coreografia studiata a tavolino, dove l'esito non era determinato dall'abilità in staccata ma dalla mera gestione del boost, quello che Leclerc stesso, in un team radio, ha amaramente paragonato al funghetto di Mario Kart. Non solo: le partenze, con l'assenza della MGU-H che garantiva una risposta pronta del motore, si sono trasformate in un rebus, tanto che la Federazione ha dovuto introdurre una pausa supplementare di cinque secondi prima dei semafori per permettere alle batterie di ricaricarsi, una soluzione che ha penalizzato chi, come la Ferrari, sembrava aver trovato una messa a punto ottimale per scattare dai blocchi.
Tombazis ammette: abbiamo gli assi nella manica, ora raccogliamo i dati
Di fronte a un coro di critiche che ha accomunato campioni del calibro di Max Verstappen – che non ha esitato a definire queste nuove vetture una versione esagerata e contro natura della Formula 1 – e Lewis Hamilton, passando per le perplessità di Lando Norris e Fernando Alonso, la Fia è stata costretta a uscire allo scoperto. Nikolas Tombazis, il responsabile tecnico della Federazione per le monoposto, ha confermato che esiste già un piano per intervenire, spiegando che l'intenzione è quella di rivedere l'intera situazione legata alla gestione dell'energia subito dopo il prossimo Gran Premio in Cina, in programma in questo fine settimana a Shanghai. La posizione unanime dei team, ha ricordato Tombazis, era quella di non stravolgere tutto dopo i primi test in Bahrain, ma di raccogliere quanti più dati possibili dalle prime gare vere per poi prendere decisioni ponderate. E a proposito di possibili correttivi, il dirigente Fia ha lasciato intendere che soluzioni tecniche sono già pronte nel cassetto, una sorta di “assi nella manica” che non si è voluto giocare frettolosamente prima del debutto stagionale, ma che potrebbero essere calati sul tavolo a breve per cercare di raddrizzare una barra che sembra aver preso una piega pericolosa.
Un regolamento già sotto accusa e la spada di Damocle della guerra
A rendere il quadro ancora più complesso e fluido, si aggiungono variabili extra-sportive di non poco conto. Il nuovo regolamento, come spesso accade in questi casi, ha creato interpretazioni al limite, come quella che vede protagonista la power unit Mercedes, oggetto di dubbi e verifiche da parte della concorrenza. Ma è soprattutto il contesto geopolitico a gettare un'ombra sul calendario: l'escalation del conflitto in Medio Oriente mette seriamente a rischio la disputa dei Gran Premi in Bahrain e Arabia Saudita, previsti ad aprile. Una loro eventuale cancellazione, al momento non sostituita da altre sedi, potrebbe paradossalmente fornire alla Fia e ai team quella finestra temporale più ampia per lavorare con calma a correzioni più strutturali del regolamento, senza la pressione di un week-end di gara alle porte. Nel frattempo, a Shanghai, si andrà in pista con le regole attuali, con la speranza che la Sprint Race di sabato e il Gran Premio di domenica offrano ulteriori elementi di giudizio, anche se l'impressione diffusa è che l'era delle auto ibride al 50% sia partita con il piede sbagliato, trasformando i piloti in meri esecutori di comandi dettati dalla tecnologia e allontanando la Formula 1 da quello che dovrebbe essere il suo fondamento: la sfida tra uomini e macchine portata al limite estremo.




