Fiocchi di neve e pupazzi a Superga, mentre il Cuneese valuta il pericolo valanghe
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Redazione Interno
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Una spolverata bianca, inaspettata e fugace, ha scelto ieri la collina torinese per depositarsi, lasciando un velo sufficiente a trasformare i prati di Superga in un terreno di gioco per i più piccoli. Là, dove il panorama spazia sulla città, bambine e bambini hanno impastato quella neve, fresca e cedevole, modellando pupazzi nel pomeriggio mentre in basso, nel cuore del capoluogo, la precipitazione si risolveva in una pioggia fine e persistente, con termometri che stentavano a superare lo zero. Un evento localizzato, questo, che ha delineato una netta differenza tra la fascia collinare e l’area metropolitana, in un contrasto meteorologico tipico delle giornate di confine tra perturbazioni invernali.
La neve che non attecchisce in pianura e l'eccezione delle valli
La stessa dinamica, del resto, si è riproposta in gran parte del Piemonte, con le pianure che hanno visto fioccate notturne – come nel Cuneese e nell’Astigiano – troppo deboli per resistere al disgelo diurno e sciogliersi senza lasciare tracce durature. Una situazione, quest'ultima, che non trova riscontro in quota, dove gli accumuli si sono invece rivelati consistenti e, in alcune località, veramente cospicui. A Limone Piemonte, per citare un caso emblematico, l’inverno si è presentato in grande stile con oltre cinquanta centimetri di neve fresca caduti nelle ultime ore, un apporto che, sommato al manto preesistente, ha riportato lo spessore complessivo a sfiorare nuovamente la ragguardevole soglia dei due metri al suolo, in particolare nel settore del Pancani.
Il vento modifica il manto e innalza l'allerta
Proprio la consistente nevicata, associata a un vento da sud-ovest che ha soffiato con intensità da moderata a forte, ha però contribuito a creare una condizione di forte criticità in diverse valli della provincia di Cuneo. La precipitazione, infatti, non è stata un semplice accumulo pacifico: il vento, rimaneggiando intensamente i cristalli freschi, ha trasportato e depositato masse nevose sui versanti sottovento, formando lastroni instabili e creando quella che le guide alpine definiscono una "situazione valanghiva molto critica". Un processo, questo, che altera profondamente la coesione degli strati superficiali del manto, rendendolo più fragile e soggetto a distacchi.
Il grado di pericolo segnalato per le vallate
Di conseguenza, il bollettino valanghe emesso per la giornata di ieri ha innalzato a 4 – forte su una scala che arriva a 5 – il grado di pericolo per un ampio settore del cuneese. Rientrano in questa fascia di massima attenzione, dove il rischio di distacco è elevato anche per il singolo escursionista o sciatore, le Valli del Monregalese, le valli Maira e Grana, così come le valli Varaita e Po. A queste si aggiungono le valli Gesso e Vermenagna e la Valle Stura, aree in cui la combinazione di neve recente e azione eolica ha reso la stabilità del manto nevoso particolarmente delicata, richiedendo quindi la massima prudenza nella frequentazione dell'ambiente montano invernale.




