Ue valuta sovracosti Ets sui voli extra-Ue in partenza
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Redazione Economia
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L’Unione Europea sta seriamente considerando l’ipotesi di estendere i meccanismi di tariffazione del carbonio anche ai voli in partenza dal blocco, una manovra che – qualora venisse effettivamente adottata – rischierebbe di aprire un contenzioso diplomatico di non facile soluzione con gli Stati Uniti, senza dimenticare le prevedibili reazioni di altri partner commerciali internazionali. A rivelare i dettagli della bozza in discussione è stato il Financial Times, secondo cui i funzionari della Commissione Europea presenteranno ufficialmente la proposta nel corso di un incontro convocato per domani, al quale parteciperanno rappresentanti del settore aereo e organizzazioni non governative. In quella stessa sede verranno illustrati i lineamenti di una revisione ben più ampia del sistema di scambio delle quote di emissione, noto come Ets, che rappresenta da anni lo strumento cardine con cui l’Europa cerca di internalizzare il costo ambientale del trasporto aereo.
Il paradosso dei voli a lungo raggio: i più inquinanti restano fuori dal mercato del carbonio
Il quadro attuale presenta una contraddizione difficile da ignorare. L’Ets, così com’è concepito attualmente, obbliga le compagnie aeree a monitorare, rendicontare e pagare per le emissioni di anidride carbonica, ma soltanto per le rotte a corto raggio che si sviluppano all’interno del territorio europeo. Ne consegue che i voli intercontinentali – quelli cioè che collegano il Vecchio Continente con destinazioni oltre i suoi confini, e che oggettivamente producono la quota maggiore di inquinamento per passeggero – rimangono sostanzialmente esclusi dal meccanismo di penalizzazione economica. Secondo i dati elaborati dall’organizzazione Transport & Environment (T&E), il mercato europeo del carbonio soffre di un difetto strutturale: esclude dalla tassazione proprio i voli più dannosi per il clima, favorendo di fatto un trattamento di favore per le compagnie tradizionali che operano su lunghe distanze. Le low cost, che si muovono prevalentemente su tragitti brevi, si trovano invece già dentro il perimetro dell’Ets e subiscono dunque il relativo costo.
Emissioni in risalita: l’Europa supera i livelli pre-pandemia mentre il mondo fatica a tenere il passo
L’urgenza di una correzione, a guardare i numeri, appare sempre meno procrastinabile. Le emissioni dell’aviazione europea sono ormai tornate ai valori registrati prima della crisi sanitaria del 2019, con un incremento che nel caso di alcune compagnie – Ryanarnair su tutte, secondo le fonti citate – ha toccato addirittura un +50 per cento rispetto a cinque anni fa. Ma c’è un dato ancora più significativo nel confronto globale. L’Europa si è attestata al terzo posto tra le regioni più inquinanti al mondo per quanto riguarda le emissioni generate dal trasporto aereo, con una quota del 23 per cento del totale mondiale nel 2025, preceduta solo dall’Asia (31 per cento) e dal Nord America (25 per cento). La differenza sostanziale, e ciò che rende il caso europeo particolarmente preoccupante agli occhi dei tecnici comunitari, è un’altra: il Vecchio Continente risulta essere l’unica tra queste tre macro-aree ad avere già superato i livelli di emissioni pre-pandemia. Un sorpasso che priva Bruxelles di qualsiasi alibi per rimandare ancora interventi strutturali.
La sfida diplomatica con Washington e il difficile equilibrio tra ambiente e concorrenza
L’eventuale estensione dei sovracosti Ets ai voli in partenza dall’Ue – e quindi anche a quelli diretti verso città come New York, Washington o Los Angeles – non potrà però essere letta soltanto come una scelta tecnica di politica climatica. La dimensione geopolitica della questione è imponente. Gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, già da oltre un anno hanno imboccato una linea di netto disallineamento rispetto all’agenda verde europea, e una tassa implicita sulle emissioni dei voli in uscita dal blocco verrebbe quasi certamente interpretata a Washington come una barriera commerciale occulta, se non come un atto ostile nei confronti delle proprie compagnie di bandiera. I funzionari europei, nel presentare domani la proposta all’industria e alle Ong, dovranno gestire un equilibrio delicatissimo: da un lato la necessità di chiudere una falla normativa che premia i voli più inquinanti, dall’altro il rischio concreto di un’escalation tariffaria con un alleato storico, che peraltro non mostra alcuna intenzione di allinearsi alle logiche del mercato europeo del carbonio. Le rotte transatlantiche, alcune delle più redditizie al mondo, potrebbero diventare il terreno di uno scontro dai contorni ancora tutti da definire.




