Mediterranea, nuovo stop: 60 giorni di fermo e 10 mila euro di multa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Per la seconda volta in pochi mesi, la nave di Mediterranea Saving Humans è stata colpita da un provvedimento amministrativo, che ne impedisce la navigazione per sessanta giorni e impone all’organizzazione una sanzione pecuniaria di diecimila euro. L’imbarcazione, che si trova ormeggiata nel porto di Porto Empedocle, aveva da poco concluso la sua ventitreesima missione di soccorso in mare, durante la quale aveva tratto in salvo novantadue persone, alcune delle quali – come riferito – versavano in condizioni di grave disidratazione e denutrizione dopo giorni alla deriva. Il fermo, disposto in applicazione del cosiddetto decreto Piantedosi, segue di pochi giorni quello iniziale, scattato il 6 novembre, e ne specifica ora la durata e l’entità della penalità.
Il cuore della contestazione
La norma, che regola l’attività delle organizzazioni non governative impegnate nel salvataggio di migranti, viene applicata contestando alla nave la scelta di fare rotta verso il porto sicuro più vicino, che in questo caso era Agrigento, invece di dirigersi verso quello di Livorno, assegnato dalle autorità. Una destinazione, quest’ultima, che si trova a circa milleduecento chilometri di distanza dal luogo del soccorso e che avrebbe richiesto oltre quattro giorni di navigazione aggiuntiva, un periodo di tempo considerevole per un’imbarcazione carica di naufraghi, molti dei quali bisognosi di cure immediate.
La posizione dell'organizzazione
Da parte di Mediterranea Saving Humans, la cui nave è guidata dall’ex attivista no global Luca Casarini, la reazione al provvedimento è stata di netta opposizione, definendolo un “attacco” governativo e dichiarando, attraverso i propri portavoce, la volontà di “non obbedire” a quelle che vengono considerate direttive inique. La ong, che opera nel Mediterraneo centrale, ritiene di aver agito in conformità con il diritto internazionale del mare, il quale – a loro avviso – prevede prioritariamente lo sbarco nel luogo sicuro più prossimo, al fine di garantire la tutela della vita e della salute delle persone soccorse.
Il quadro normativo e le sue conseguenze
Il decreto legislativo, che porta il nome del ministro dell'Interno, è stato ideato con l’obiettivo dichiarato di limitare i viaggi delle navi delle ong, attribuendo alle autorità italiane il potere di designare il porto di sbarco e di irrogare sanzioni, talvolta molto pesanti, in caso di violazione. Quest’ultimo caso rappresenta un’applicazione concreta di quelle disposizioni, le quali, sebbene discusse, vengono fatte rispettare con rigore, incidendo profondamente sulla logistica e sulla sostenibilità economica delle operazioni di salvataggio. La detenzione amministrativa di due mesi, di fatto, paralizza completamente la capacità operativa del mezzo, privando l’organizzazione del suo strumento principale di intervento.




