Mediterranea, nave ferma per due mesi e multa da diecimila euro
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Redazione Interno
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La nave Mediterranea, battente bandiera dell’organizzazione non governativa Mediterranea Saving Humans, rimarrà bloccata a Porto Empedocle per sessanta giorni, un periodo di detenzione amministrativa che si accompagna a una sanzione pecuniaria di diecimila euro. Il provvedimento, che segue il fermo disposto lo scorso 6 novembre, è stato formalizzato ieri e applica integralmente le disposizioni del cosiddetto decreto Piantedosi. La contestazione principale, attorno alla quale ruota l’intera vicenda amministrativa, concerne la scelta del comandante di dirigere la prua verso il porto agrigentino, dopo aver effettuato un soccorso in mare, invece di obbedire all’ordine di raggiungere il porto sicuro di Livorno. Quest’ultimo, stando alle ricostruzioni, si trovava a circa milleduecento chilometri di distanza dal luogo dell’operazione, una navigazione che avrebbe richiesto oltre quattro giorni in condizioni marine non sempre favorevoli e con a bordo persone appena tratte in salvo.
Lo sbarco dei minori e il contesto giuridico
A bordo della nave, al momento dell’attracco nel porto siciliano, si trovavano novantadue persone, delle quali trentuno minorenni non accompagnati, i cui casi hanno determinato un ulteriore livello di complessità nella gestione dell’approdo. La procura per i minori di Palermo, infatti, era intervenuta chiedendo che per i minori si predisponesse un approdo in un porto il più possibile vicino, un’istanza che ha creato un contrappunto tra diversi doveri e norme. L’autorità giudiziaria minorile, la cui competenza è volta a tutelare l’interesse superiore del minore, ha così incrociato le rigide direttive del decreto che, assegnando porti lontani, mira a ripartire il carico degli sbarchi sul territorio nazionale. È in questo delicato intreccio, tra prescrizioni amministrative e disposizioni proteitive, che si è consumata la scelta di far rotta su Porto Empedocle.
Il fondamento normativo del provvedimento sanzionatorio
Il decreto Piantedosi, pilastro dell’azione governativa in materia di gestione dei flussi migratori via mare, attribuisce infatti allo Stato il potere esclusivo di indicare il porto di sbarco, considerandolo una scelta di natura operativa e di sicurezza sulla quale le organizzazioni non governative non possono esercitare alcuna discrezionalità. La violazione di questo precetto, considerata particolarmente grave poiché tocca un principio cardine della sovranità nazionale in acque territoriali, comporta automaticamente l’avvio di un procedimento sanzionatorio che può condurre, come in questo caso, a un fermo amministrativo della nave e a una multa significativa. Le autorità portuali e della capitaneria di porto, applicando il regolamento, hanno quindi dato esecuzione al provvedimento che impedisce alla nave di salpare per i prossimi due mesi.
Le conseguenze operative per l'organizzazione
Per Mediterranea Saving Humans, che basa la sua attività sulla presenza costante in mare per il monitoraggio e il soccorso, il fermo della nave rappresenta una battuta d’arresto significativa, temporaneamente privandola dello strumento principale per la sua missione. La multa, inoltre, incide sulle già complesse risorse economiche di cui dispongono simili organizzazioni, costantemente dipendenti da donazioni private e finanziamenti. L’episodio di Porto Empedocle si inserisce in un solco già tracciato da precedenti contestazioni e sanzioni, che vedono le navi delle Ong sottoposte a ripetuti controlli e a provvedimenti restrittivi, i quali, sebbene siano oggetto di ricorsi e dibattiti in sede giurisdizionale, producono immediati effetti concreti sulle loro capacità operative.




