La nuova legge sulla montagna, tra fondi invariati e criteri di riparto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Senato ha approvato in via definitiva la legge di riforma per il riconoscimento e la promozione delle zone montane, un provvedimento che, sebbene accolto con favore da una parte della politica, non modifica lo stanziamento finanziario già previsto. I fondi, infatti, rimangono ancorati ai 200 milioni di euro annui stabiliti dalla legge di bilancio del governo Draghi a partire dal 2023, una cifra che sarà devoluta agli Enti locali senza incrementi. Le modifiche introdotte, volute fortemente dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, si concentrano invece su due aspetti cruciali: i meccanismi di ridistribuzione delle risorse e la definizione delle priorità di intervento.

In particolare, l’attenzione del legislatore si è focalizzata sulla ridefinizione oggettiva dei territori che potranno fregiarsi della qualifica di “montani”, un elemento essenziale per accedere ai finanziamenti. I nuovi parametri, basati principalmente sull’altimetria e sulla pendenza dei territori, mirano a delineare con maggiore precisione – e forse rigidità – la cartografia dei Comuni beneficiari, assicurando che le risorse siano destinate esclusivamente a quelli che rispondono a precisi criteri geografici.

Un altro punto cardine del testo, che ha risolto una annosa controversia, riguarda l’attività venatoria. Un emendamento specifico consente infatti la caccia nei valichi montani, superando così l’interpretazione restrittiva che il Tar della Lombardia aveva fornito in precedenza e che di fatto aveva bloccato la pratica venatoria in quelle aree, non solo per l’avifauna migratoria ma anche per specie come il cinghiale e altri mammiferi terrestri.

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