Via libera alla legge nazionale sulla montagna, ma le critiche non mancano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo un iter parlamentare iniziato ad ottobre 2024, il Senato ha approvato in via definitiva la nuova legge quadro per le cosiddette “terre alte”, un provvedimento articolato in 35 articoli che tenta di affrontare, in un’ottica organica, le plurime criticità dei territori montani. Il testo, il cui cuore pulsante ruota attorno a servizi essenziali, sanità, scuola e contrasto allo spopolamento, non incrementa – come alcuni si aspettavano – lo stanziamento complessivo di 200 milioni di euro annui già destinati agli enti locali per il triennio 2025-2027, ma ne ridefinisce i criteri di ripartizione, puntando a una distribuzione più efficace delle risorse.

All’interno del corpus normativo, che mira anche a valorizzare le attività agro-silvo-pastorali e a promuovere la tutela ambientale, trova spazio una disposizione particolarmente discussa: la possibilità di autorizzare, in determinati contesti e secondo rigorosi piani di controllo, l’abbattimento selettivo dei lupi. Questa misura, presentata spesso in modo semplificato dai media, si inserisce in una cornice più ampia di gestione della fauna selvatica e di protezione delle attività zootecniche tradizionali, le quali subiscono danni ingenti a causa della proliferazione dei predatori.

Tra i protagonisti dell’elaborazione della legge spicca il bresciano Luca Masneri, sindaco di Edolo e relatore del provvedimento, il quale ha lavorato al dossier per quattro anni, prima come coordinatore del tavolo tecnico e in seguito come esperto del Dipartimento della Montagna di Forza Italia. Il suo impegno, svolto trasversalmente durante due diverse legislature e in collaborazione con il ministro Calderoli e altri parlamentari, è stato determinante per giungere all’approvazione di un testo che molti sindaci invocavano da tempo.

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