La tragica fine di Patrizia e Luigi: il datore di lavoro racconta l’inferno della separazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono le sette del mattino di un mercoledì di pioggia, quando la tranquillità di via Vittorio Veneto a Bisceglie viene spezzata da un tonfo sordo, ripetuto due volte a pochi istanti di distanza. A trovare i corpi senza vita di Patrizia Lamanuzzi, 54 anni, e di suo marito Luigi Gentile, 61, non sono stati né i carabinieri né i soccorritori del 118, bensì Nicola Di Benedetto. L’uomo, che è il titolare del supermercato di Molfetta dove la donna lavorava da circa un mese e mezzo, si è ritrovato davanti a una scena agghiacciante mentre stava accompagnando i propri figli a scuola. Da subito, per gli inquirenti, è apparsa chiara la dinamica: un omicidio-suicidio consumato al quinto piano di quella palazzina, dove lui avrebbe spinto (o lanciato) la moglie nel vuoto per poi seguirla a ruota.

La testimonianza resa da Di Benedetto offre uno spaccato crudo degli ultimi, sereni, giorni di Patrizia, nonché delle paure che la attanagliavano. Il titolare, che era anche un amico della sorella della vittima, aveva deciso di offrirle un’opportunità lavorativa proprio per darle un po’ di quella sicurezza e serenità che la convivenza con il marito non le concedeva più. «Lavorava con noi da circa un mese e mezzo, era tornata serena», ha raccontato ai cronisti, sottolineando come la donna si fosse presentata da lui chiedendo occupazione e spiegandogli la situazione delicata che stava vivendo. Secondo quanto riferito, la separazione – che sarebbe stata voluta dall’uomo – era ormai ai titoli di coda. «Oggi avrebbero dovuto firmare la separazione. Era molto spaventata», ha aggiunto Di Benedetto.

L’inutile tentativo di proteggere chi scappa dalla violenza

Patrizia, descritta dal suo datore di lavoro come una persona tranquilla, pacata e priva di cattiveria, aveva trovato nel supermercato un rifugio. Nonostante la paura per l’appuntamento con l’avvocato che avrebbe dovuto sancire la fine del matrimonio, chi la vedeva ogni giorno racconta di una donna che cercava di ricostruirsi una vita, seppur consapevole dei rischi. Lei aveva intrapreso un percorso psicologico per gestire la separazione; lui, al contrario, lo aveva sempre rifiutato, dimostrando secondo il titolare «problemi anche in famiglia» e una personalità tutt’altro che semplice.

A dimostrazione del clima di tensione che precedeva la tragedia, Di Benedetto ha riferito di un episodio preoccupante accaduto poco prima del dramma. L’uomo si era presentato direttamente al supermercato di Molfetta, con la scusa di voler verificare che la moglie lavorasse davvero lì. In quell’occasione, fu proprio il titolare a cercare di porre un argine alla situazione, invitando Gentile a rivolgersi al proprio avvocato e a non oltrepassare i confini del luogo di lavoro, nel tentativo di evitare che la situazione degenerasse ulteriormente. Un consiglio, quest’ultimo, che purtroppo non è bastato a fermare la furia omicida.

La dinamica del volo dal quinto piano e le indagini

I carabinieri del Nucleo investigativo stanno ora ascoltando parenti e amici per ricostruire gli ultimi attimi di vita della coppia, sposata da oltre 25 anni e madre di due figli (uno dei quali residente in Svizzera e l’altro a Trani). Secondo la testimonianza di una vicina di casa, fondamentale per avviare le indagini, si sarebbe sentita la donna urlare in modo disperato, forse chiedendo aiuto prima del volo. L’appartamento non presentava segni di effrazione, segno che la lite è avvenuta tra le mura domestiche senza l’intervento di terzi. A rendere ancora più tragico il contesto, la consapevolezza che la coppia non convivesse più da un paio di mesi; non risultano, al momento, denunce formali della donna per maltrattamenti, sebbene il rapporto fosse ormai conflittuale da tempo.

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