Stellantis punta sul Marocco: a Kenitra nasceranno la Giga Panda e la Panda Fastback
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Redazione Economia
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La decisione di Stellantis di produrre due nuovi modelli Fiat in Marocco, anziché in Italia, conferma una tendenza che da tempo preoccupa il settore automotive nazionale. A partire dal 2026, lo stabilimento di Kenitra – già al centro di un piano di espansione annunciato pochi giorni fa – assemblerà la Giga Panda, il cui nome definitivo potrebbe ancora cambiare, e, dal 2027, la Panda Fastback. Una scelta che rientra in una strategia più ampia, volta a ottimizzare i costi in un mercato globale sempre più competitivo, ma che rischia di lasciare l’Italia ai margini.
Il gruppo, nato dalla fusione tra Fca e Psa, sta progressivamente riducendo la sua presenza nel nostro paese, dove la crisi di vendite e i margini ridotti hanno reso meno appetibile la produzione. Se da un lato l’azienda ribadisce l’impegno a mantenere una quota significativa del proprio business in Italia – come dimostra l’annuncio di produrre un milione di veicoli del modello Urso – dall’altro le delocalizzazioni continuano, alimentando timori tra i lavoratori. Molti di loro, già alle prese con licenziamenti e uscite incentivare, vivono in un clima di crescente incertezza.
Le critiche del governo non hanno cambiato la rotta. Giorgia Meloni, in passato, aveva accusato John Elkann di aver "ceduto la Fiat ai francesi" dopo averne spostato sede legale e fiscale all’estero, denunciando una mancanza di rispetto verso il Parlamento e una dipendenza eccessiva dai soldi pubblici. Ma le parole, per ora, non si sono tradotte in azioni concrete capaci di invertire la tendenza.
Intanto, il Marocco consolida il suo ruolo di hub industriale per Stellantis, grazie a costi di produzione più bassi e a una rete logistica vantaggiosa. Kenitra, in particolare, è diventato un punto di riferimento per il gruppo, che qui ha già investito centinaia di milioni di euro. Una mossa che, se da un lato rafforza la competitività globale dell’azienda, dall’altro solleva interrogativi sul futuro dell’automotive italiano, sempre più schiacciato tra concorrenza internazionale e difficoltà strutturali.




