Stellantis punta sul Marocco, mentre l'Italia resta indietro nella transizione elettrica

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il governo Meloni affronta con toni accesi la delicata fase di transizione del settore automobilistico, Stellantis – erede della Fiat – ha scelto di accelerare altrove, investendo massicciamente in Marocco. Una mossa che, se da un lato rafforza la strategia globale del gruppo, dall’altro lascia l’Italia in una posizione sempre più marginale, alimentando tensioni con l’esecutivo.

Nei prossimi mesi, lo stabilimento di Kenitra vedrà raddoppiare la propria capacità produttiva, passando dalle attuali 200.000 alle 535.000 unità annue, grazie a un investimento da 1,2 miliardi di euro. Un piano ambizioso, presentato alla presenza del primo ministro marocchino Aziz Akhannouch, che conferma l’intenzione del colosso automobilistico di puntare con decisione sull’elettrico e sull’ibrido, nonostante il rallentamento della domanda in altri mercati.

La decisione, per certi versi sorprendente, arriva in un momento in cui diverse case automobilistiche stanno rivedendo i propri piani sulla mobilità green, frenate da costi elevati e incertezze normative. Ma Stellantis, sotto la guida del nuovo ad Filippo Filosa, sembra voler mantenere la rotta, privilegiando Paesi dove la produzione risulta più conveniente.

E mentre il Marocco si prepara a diventare un hub strategico, in Italia la situazione resta incerta. Gli stabilimenti nazionali, come quello di Atessa in Abruzzo, vivono con apprensione le scelte del gruppo, temendo ripercussioni occupazionali. Il governo, dal canto suo, ha espresso più volte irritazione per quella che percepisce come una progressiva dismissione del comparto industriale italiano, senza però ancora trovare una linea comune con l’azienda.

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